Sarà la fiction che aprirà l’anno – per quanto riguarda la serialità – della Rai, il prossimo 4 gennaio (per cinque serate): e già “Prima di noi” si preannuncia come un prodotto di ampio respiro, capace di creare molta attesa e interesse, sia per le firme coinvolte (dai registi Daniele Luchetti e Valia Santella, alle sceneggiatrici – la stessa Santella e Giulia Calenda, alla produzione Wildside – insieme a Rai Fiction – e al cast), che per la tematica, per il viaggio nel Paese attraverso la vita di una famiglia nel corso di 60 anni (dal 1917 al 1978) e tre generazioni, tra un Friuli rurale e una Torino operaia. Un family, dunque, uno dei generi di cui la Rai è stata sempre maestra e probabilmente uno dei preferiti dal pubblico (da “Raccontami” a “Questo nostro amore”, solo per fare qualche esempio), anche se meno frequentati negli ultimi anni. Ma, come affermato durante la conferenza stampa di presentazione da Luchetti, “la famiglia è la nostra chiave di lettura del Paese, ogni Paese ne ha una diversa e l’Italia ha, appunto, la famiglia. E’ un modulo narrativo che contiene in sé tutto un Paese. Da quando ho iniziato questo lavoro, ho sempre racontato il Paese. E più vai vicino e più vedi nel dettaglio, più ti allarga lo sguardo. Ad un certo punto, c’è una scena della serie in cui si vede il gomitolo di lana, con cui sta lavorando la protagonista, che si srotola mentre sta succedendo qualcosa di importante nella sua famiglia. Ecco, quel gomitolino lì è quello di mia nonna, è quello che racconta tutto il Paese”.
Dunque, il family torna in prima serata e, dicevamo, si preannuncia come un grande affresco, ma anche come un percorso che si unisce alla contemporaneità, come evidenziato da tutti i presenti alla conferenza stampa, a partire da Luigi Mariniello (capostruttura Rai Fiction): “è un grande racconto epico e identitario: un secolo di storia, tre generazioni, racconta il Paese com’è cambiato, dalle guerre alla rivoluzione operaia. È una serie particolare, con due elementi importanti: l’intimità, del racconto familiare, e l’epicità, affetti e grande storia. Parla di eredità, non solo in senso materiale, ma anche intima. E racconta il passato, non fine a se stesso, ma che dialoga con il presente”. Ed è “importantissimo proprio per le radici che racconta”, evidenzia Sonia Rovai (Wildside).
Grande entusiasmo da parte di Luchetti, che sottolinea la scrittura ottima, come dato di partenza, con la sceneggiatura realizzata da Santella e Calenda e tratta dal romanzo omonimo di Giorgio Fontana. “Non sempre succede di avere proposte già forti, formate: mi era accaduto in precedenza per “L’amica geniale”.
“Una storia che riguarda veramente tutti, veniamo da qua”, aggiunge. “E’ uno scontro in una famiglia, che nasce da un distruttore e una costruttrice. Il Paese costruttivo lo conosciamo, identificarlo in un personaggio femminile è centrale. Lo stile distruttivo degli uomini è nominare con le parole sbagliate i sentimenti umani, la paura diventa vigliaccheria, era il tempo della patria, che si doveva servire, a cui si doveva obbedire, in nome della quale si doveva andare a farsi massacrare. Poi ci sono gli anni ’70, si è passati al “noi”, al noi come collettività, come entità che deve cambiare il mondo. In ognuna di queste due parti c’è un difetto di fabbrica: non c’è “io”. Oggi viviamo nell’epoca dell’io”.

“Ciò che abbiamo cercato di portare in questa serie – afferma Santella – è stato incontrare questi personaggi come persone e dare ad ognuno una dignità di essere umano: è la cosa che mi piace di più. Un’altra caratteristica è proprio un personaggio femminile molto forte, che è la guida, la colonna del racconto; ma è anche una serie che parla dell’evoluzione del maschile, che prima doveva confrontarsi con la figura dell’eroe che muore in guerra, poi si deve mettere di fronte ai sentimenti”.
E la figura femminile forte, protagonista della serie, ovvero Nadia, è interpretata da una delle più talentuose e interessanti attrici italiane, ovvero Linda Caridi, nel primo ruolo da protagonista in una serie Rai: “Sicuramente Nadia è una figura emblematica delle grandi faticatrici della storia, le nostre madri, le nostre mamme, con il gravosissimo compito di attraversare con il sorriso gli esiti delle guerre, che lasciavano il segno nelle generazioni passate e lo faranno anche con le attuali generazioni che stanno subendo la guerra. Hanno il compito di orientarci nella storia: Nadia lo farà con enorme senso pratico, resilienza, capacità di rigenerare, da sola, le forze che le occorrono. La cosa stupenda del personaggio è che, nella sua semplicità, ha saputo, forse in maniera anacronistica, mantenere un contatto con se stessa”.

Andrea Arcangeli interpreta Maurizio: “Prima che un uomo, è un ragazzo: ha 20 anni, viene scaraventato in guerra, dove c’è la lotta a diventare un eroe, mentre lui non ha nessuna intenzione di farlo. Un ragazzo che non sa chi è, cosa vuole, per cui si trova ad essere tacciato di essere vigliacco, rischiando la pena di morte”.
Altro importante nome del cast, quello di Maurizio Lastrico, nel ruolo di Gabriele, primogenito di Nadia e Maurizio: “Si troverà a cercare una forma di cosa vuol dire essere un uomo, un padre giusto, a vivere un amore anche non corrisposto, ma se lo farà andare bene. È stato bellissimo raccontare questo personaggio, le sue relazioni, e sono grato di aver incontrato Matteo Martari e poter racontare con lui la fratellanza. Questa serie è una delle cose più belle che ho fatto”.

Martari, appunto – altro protagonista di rilievo del cast -, veste i panni di Renzo, terzogenito della coppia: “eredita un patrimonio genetico non male, ed è un punto di partenza complesso. E’ proprio quello che è bello raccontare: grande conflitto tra quello che vorremmo essere noi e quello che ci ha plagiato. Renzo viene considerato distruttore, ma invece, secondo me, la sua anima e il suo cuore sono costruttivi”.

Con il personaggio interpretato da Romana Maggiora Vergano (protagonista di “C’è ancora domani” e Nastro d’argento per “Il tempo che ci vuole”), Eloisa, figlia di Gabriele, si entra negli anni ‘70, con “il rumore, il colore, la nuova speranza, la collettività. E’ stato interessante indagarla, è di profonda ispirazione per me: non c’è solo l’incoerenza, c’è grande evoluzione. Non ha paura di mettersi in discussione, di farsi toccare dagli eventi, che, secondo me, è una cosa bella che riguarda tutti i personaggi. Un grandissimo regalo entrare nei linguaggi della serialità con grande entusiasmo, con una scrittura molto bella”. “Per quanto riguarda la mia generazione, racconta di una necessità di emanciparsi per i giovani, per scoprire la propria identità, ma poi a un certo punto si sente la necessità di tornare a casa, in un ambiente che magari non ti capisce, ma ti accoglie”, conclude l’attrice, che fa parte di un nutrito cast che comprende anche Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa, Leonardo Cesaroni, Alessandro Bedetti, Luca Di Sessa, Andrea Palma, Lorenzo Aloi, Ginevra Francesconi (nome tra i più interessanti della giovane generazione, già vista in film come “Regina”, di Alessandro Grande, girato in Calabria, e “Una figlia”), Luca Nozzoli, Lorena Nacchia, Elena Lietti.
