Imma Tataranni arriva alla quinta stagione: potrebbe essere quella conclusiva? Sicuramente lo sarà per la sua interprete: Vanessa Scalera ha infatti ripetutamente confermato, anche nel corso della conferenza stampa di presentazione della serie, che questa per lei sarà, appunto, l’ultima stagione di Imma Tataranni, avendo deciso di lasciare questo personaggio. “È nell’ordine delle cose, le cose hanno un inizio e una fine: anche “Breaking bad” è finito, il protagonista ha fatto 5 stagioni, chi sono io per superarlo?”, dichiara con ironia. “Ho abbandonato un sacco di cose nella vita, ho salutato un sacco di persone, quelle sono le cose che mi hanno dilaniata, quando muore una persona. Questo è un dolce, meraviglioso saluto: ho salutato altri personaggi in passato, è la stessa cosa che si prova a teatro. Per 7 anni ho amoreggiato con questo personaggio, lascio Imma con un cuore pieno, mi ha dato tantissimo, ma lo faccio con un sorriso, non c’è amarezza, la lascio con amore, perchè le cose finiscono”. Anche se i produttori e la stessa Rai non hanno ancora dato risposte in merito al futuro della serie: “stiamo riflettendo” è stato affermato in conferenza, senza soffermarsi su dettagli di eventuali prosecuzioni.
Ma, l’attenzione è adesso sulla quinta stagione della serie (prodotta da Raifiction e IBC Movie, liberamente tratta dai romanzi di Mariolina Venezia), che partirà domenica 8 marzo, per quattro serate, su Raiuno: una stagione che si preannuncia densa di novità, importanti cambiamenti e riflessioni personali. “Ripartiamo da dove avevamo terminato – afferma il regista Francesco Amato -, questa stagione presenta le conseguenze di scelte radicali”, che avevano caratterizzato il finale della precedente. “Troviamo Pietro e Imma che si misurano con il problema di separarsi. È un racconto che si ispira un po’ a Scene da un matrimonio, con tono alla Woody Allen. Nella nostra misura”, aggiunge. Imma e Pietro – anticipa – “decidono di vendere la casa, senza informare la figlia Valentina. Avvengono cose per cui vorrebbero separarsi, ma ne succedono altre. Come la figlia che fa una scelta radicale, vivere in una comune. E anche Pietro fa una scelta importante: lascia il posto fisso e viene assunto in una multinazionale che si occupa di green economy”. “Rispetto alle precedenti stagioni – continua Amato – il racconto ha un meccanismo più multilineare: seguiamo le vicende di Diana, che ha a che fare con un fastidioso eritema, che poi scopriremo avere cause psicosomatiche; diventa prima collaboratrice di Imma e si dovranno misurare con l’avvento di un nuovo, temibile procuratore, interpretato da Rocco Papaleo, che invece nasconde fragilità”. “Una coralità, dunque, che si esprime più che nel passato – precisa ancora il regista . C’è anche la linea sulla Moliterni (l’archivista, ndr.), che diventa attrice, in uno spettacolo diretto dal grande regista Francesco Costabile; e poi le vicende dei genitori di Pietro. Siamo diventati grandi, ciò che è rimasto sempre dentro questo racconto seriale è la grande capacità di confronto, con attori, sceneggiatori e produttori, ed è la nostra ricchezza: la capacità, anche nella diversità di idee, di metterci in un rapporto dialettico che porta al risultato che vedrete”.

Vanessa Scalera si sofferma, quindi, sulle novità della serie, prima fra tutte l’arrivo del nuovo procuratore, che sostituisce Vitali (che era interpretato da Carlo Buccirosso), tornato a Napoli. “Alla fine non è così temibile. A differenza di Vitali, che lasciava un po’ fare, lui ha la pretesa di essere più bravo di Imma, impone i breafing. E poi lei non tollera che si senta un grande figo”.
“Difficile parlare di una serie, giunti alla quinta stagione e dopo sette anni di lavoro”, dichiara Massimiliano Gallo, interprete di un altro amatissimo personaggio, ovvero Pietro, il marito di Imma. Gallo rivolge i suoi “complimenti agli sceneggiatori, siamo cresciuti insieme alla serie. Si poteva lasciare così com’è o fare una scelta coraggiosa, anche rischiosa, di far succedere delle cose che magari potevano non piacere al pubblico. Invece siamo cresciuti nell’età, nelle dinamiche, perchè sono successe cose drammatiche, ma raccontate senza retorica, cose che avvengono nella vita. Abitiamo le nostre tempeste. Il tutto sempre raccontato come si faceva nella vecchia, grande commedia all’italiana, dove non ti siedi mai sulla retorica, ma riesci a graffiare anche nei momenti drammatici”. “Probabilmente – conclude – Pietro potrebbe essere un personaggio rivoluzionario. In questa epoca in cui la prepotenza vince, un uomo che mantiene i suoi valori potrebbe essere quasi rivoluzionario. Sono contento di averlo interpretato”.

La parola passa quindi a Barbara Ronchi – una delle attrici più talentuose e poliedriche del nostro cinema e della nostra tv – che veste i panni di Diana, collaboratrice e amica di Imma. “Diana, in questi anni, è stata sempre alla ricerca di qualcosa, l’amore, la gratificazione lavorativa, e poi invece mi è piaciuto moltissimo il fatto che rimanesse con Imma e dimostrasse a se stessa che non era il lavoro che la definiva, ma questa amicizia preziosa, che la cambiava e la faceva sentire al sicuro. Diana scopre che la Procura è la sua famiglia, Imma è la sua famiglia. Avrà questo eczema perchè il suo corpo le sta chiedendo di cercare la sua felicità. E la troverà in una vita altra, fuori dalla Procura”.
E poi la new entry più importante, Rocco Papaleo che, a proposito di questo nuovo impegno, afferma, con la consueta ironia: “Finalmente! La serie è emblematica per la mia regione, in cui mi sono sempre spalmato sopra, emotivamente ma anche artisticamente, come bacino di ispirazione. Mi sembrava necessario approdare in questo meraviglioso gioiello, che ho amato molto come spettatore. Finalmente è arrivata questa occasione. È stata una bellissima esperienza e sono stato anche assolutamente stupito, anche se le aspettative erano alte: merito del regista Francesco Amato, che mette in scena in modo meraviglioso. Sono un po’ stufo del mio ruolo di attore, preferisco fare i miei progetti, e quindi ero un po’ stanco, di essere oggetto delle idee degli altri: questa esperienza mi ha rimesso la voglia di fare l’attore, di recitare in un contesto, in una coralità”.

“Una serie che ha il coraggio di rinnovarsi”, sottolinea con orgoglio il regista, che si sofferma anche sulle altre new entry della stagione, come l’insegnante di inglese di Imma, e Lodo Guenzi, “fantastico attore, uno dei più bravi della sua generazione; ha una brillantezza e capacità di presenza scenica fantastica”. Il suo personaggio, il responsabile della multinazionale per cui lavorerà Pietro, “ha un arco narrativo molto interessante”. E poi il personaggio di Papaleo: “Lavorare con Rocco era quello che mi mancava, perchè abbiamo affrontato un po’ l’antropologia di questo territorio. Rocco ha portato una nuova anima lucana, ma anche una luce, una gentilezza, un modo di stare insieme in questo gruppo, che mi ha aiutato. Avevamo l’esigenza di un personaggio nuovo, ma in una funzione che già c’era: ci siamo confrontati, parlati, per costruirlo”. E la forza di questa serie, afferma Papaleo, “è proprio l’imprevedibilità, che riguarda tutto il progetto: la storia è imprevedibile, il personaggio imprevedibile di Imma. Non voglio levare il gusto di fare scoprire l’evoluzione che avrà il mio personaggio”.
Scalera torna poi su Imma e su cosa apprezza di questo personaggio: “Una donna profondamente onesta, che ama follemente il suo lavoro, la serietà; di Imma mi piace il fatto che dice quello che pensa, che porta avanti delle battaglie. E poi è buona. Ci siamo aiutate a vicenda, io ho aiutato lei a introdurre lati che non c’erano, l’umanità, e lei mi ha insegnato a spingere il pedale su irruenza, intemperanza, tratti che ho, ma che probabilmente tengo a basa. Imma li ha fatti esplodere, cose che prima non facevo mai. Fare Imma è liberatorio”.
“In questi 7 anni – conclude – ho avuto la possibilità di approfondire delle caratteristiche del personaggio, grazie a Francesco Amato che non mi ha dato mai scampo, nel guardare sempre dietro l’angolo se c’era la possibilità di ridefinire cose, nel sorprendersi: l’abbiamo fatto tutti quanti, una riscoperta degli essere umani che andavamo a interpretare”.
