Un’altra attesissima serie – sia per la popolarità dei romanzi da cui è tratta, firmati da Gianrico Carofiglio, sia per i protagonisti, a partire da Alessandro Gassmann – ai nastri di partenza: parliamo di “Guerrieri”, presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa e che andrà in onda dal 9 marzo per quattro serate, su Raiuno.
Un personaggio, quello dell’avvocato nato appunto dalla penna di Carofiglio, che era già stato al centro di una prima riduzione televisiva, con due film per la tv, interpretati da Emilio Solfrizzi, proposti su Canale 5 nel 2007 e nel 2008 e tratti dai romanzi “Testimone inconsapevole” e “Ad occhi chiusi”. In questa versione, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, saranno tre i romanzi di riferimento, ovvero “Ragionevoli dubbi”, “Le perfezioni provvisorie” e “La regola dell’equilibrio”, che fa da sottotitolo all’intera serie. Infatti, come sottolineato nel corso della conferenza stampa, anche da Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction (che co-produce insieme a Combo Internazionale e Bartlebyfilm), proprio l’equilibrio tra diversi elementi connota questa fiction, ma è anche la linea che attraversa proprio tutta la serie. “Un equilibrio fantastico, difficile da ottenere, tra il puro “legal”, e il privato – dichiara Ammirati – grazie ad una scintilla messa bene a fuoco da una grande scrittura. Un incontro tra drama, legal, aspetto sentimentale e introspezione, elemento difficile da rendere”.
“Essendo lettore di Carofiglio conoscevo Guerrieri, ma da lettore mi ero fatto un’idea e non avevo calcolato la mia faccia”, afferma, con la consueta intelligente ironia, Alessandro Gassmann, sottolineando l’entusiasmo nel cogliere l’opportunità di interpretarlo e di realizzarla con “Gianluca Tavarelli, uno dei pochissimi registi che porta il cinema in tv, senza renderlo eccessivamente cinematografico, e questo per me è importante; lo ha fatto dando forma, colori, fotografando una Bari notturna, rendendola seconda, se non prima protagonista della serie. Quello che mi affascina di più, poi, sono le tante sfaccettature del personaggio, gli insuccessi, le fragilità di un essere umano che non le nasconde e non ha paura di chiedere scusa o di piangere. Allo stesso tempo, è un grande professionista, interessato esclusivamente alla ricerca della verità”.
Tavarelli – uno dei registi più interessanti, proprio, come affermato da Gassmann, nella lettura cinematografica che conferisce alla serialità (citiamo, tra gli altri suoi lavori, ad esempio, “Io ti cercherò”, sempre con Alessandro Gassmann, o “Il giovane Montalbano”,“Chiamami ancora amore”) – evidenzia uno gli aspetti che è stato curato maggiormente, ovvero quello legato al tradurre i pensieri, le riflessioni del protagonista, in immagini: “Affrontando romanzi come questi, registicamente capisci che la prima cosa da raccontare è il personaggio. Un personaggio definito tra le righe, dai pensieri, con alcune fragilità; non dorme la notte, è solo, pieno di rimpianti, errori: queste sono le nostre caratteristiche, di tutti, per questo è così amato ed empatico. Per questo era anche molto difficile da raccontare. Quindi, abbiamo affrontato questo insieme ad Alessandro: lui ha portato un po’ quello che ha, fragilità e sensibilità che ha messo a disposizione, come tutti i grandi attori. Non l’avrei mai potuto fare da solo”. Pone, poi, l’accento anche sulla musica, che ha aiutato nella creazione di un “montaggio moderno, veloce”, dal quale, come ritmo di narrazione, oggi – aggiunge – non si può prescindere.

E, naturalmente, c’è anche l’aspetto della scrittura, della riduzione televisiva, su cui si sofferma Viviana Leondeff, sceneggiatrice insieme ad Antonio Leotti, Oliviero Del Papa, e allo stesso Carofiglio (che ha lavorato anche al soggetto di serie, con Leondeff, Leotti e Mario Sesti): “La scommessa era cercare di restituire la complessità. Soprattutto, quello che ci stava a cuore era non perdere il tema della giustizia”. La storia “vive nelle aule del tribunale, ma vive di continuo nella quotidianità dei personaggi, nei loro dilemmi di natura etica”. E proprio questo equilibrio, di cui si parlava prima, costituisce “la linea orizzontale che attraversa tutte le serate”. Inoltre, rivela Leondeff, “la terza puntata nasce da un soggetto originale”, non da un romanzo di Carofiglio, e il fatto che un attore, sul set, mentre si girava l’episodio, le abbia chiesto da quale romanzo fosse tratto, per la sceneggiatrice è stata un’attestazione che il lavoro avesse raggiunto l’obiettivo.
La sfida e la ricerca, aggiunge Leotti, era proprio quella di “creare personaggi tridimensionali” e l’aspetto che traspare dai romanzi, ovvero “la vita vista attraverso la lente del diritto”, con il “sistema di diritto che, visto da Carofiglio, diventa narrativa”.

La parola passa, quindi, agli altri interpreti, a partire da Ivana Lotito, che ricopre il ruolo di Annapaola, ex giornalista che diventa poi investigatrice privata. Fa un po’ da contraltare di Guido Guerrieri: “stringono un legame professionale e d’amicizia. E’ un rapporto adulto, maturo, asciutto, ironico, si prendono cura l’uno dell’altra”. Michele Venitucci è Carmelo Tancredi, poliziotto amico di Guerrieri, con cui lo lega “una stima anche umana”, afferma l’attore, sottolineando la “tridimensionalità dei personaggi, che li rende avvincenti”. Personaggi che animano le vicende di Guerrieri, interpretati da un cast che vede la presenza di Anita Caprioli, Francesco Colella, Gaetano Bruno, Antonia Liskova, Lea Gavino, Stefano Dionisi, Umberto Sardella, Davide Mancini.
Ma cosa differenzia Guerrieri – viene chiesto – rispetto ad altri avvocati televisivi e su cosa si è lavorato per sottolineare questa differenza? A questa domanda, Gassmann risponde identificando la differenza nel fatto che questo personaggio nasca “dalla scrittura di Carofiglio, che è di altissimo livello, non me ne vogliano altri. Abbiamo lavorato su misura e credibilità: questa serie racconta persone con tanti difetti, non c’è un eroe, i cui difetti vengono smussati, nè co-protagonisti che vogliono per forza essere empatici. Sono empatici perchè manifestano i propri difetti”. Per interpretare Guerrieri, aggiunge, “ho attinto a mani piene dalle mie fragilità, in questo caso in modo più evidente”. Una caratterista che gli è propria, dichiara inoltre, “è quella di non vergognarmi delle mie fragilità”.

Infine, uno sguardo sulla location, Bari: “Abbiamo fatto attenzione a sfuggire da tutti i luoghi comuni del sud – spiega Tavarelli – Credo che siamo riusciti a raccontare come è, luci e ombre, la bellezza di Bari vecchia e le periferie affacciate sul mare. Raccontare una città nella sua bellezza reale, non fare santini e luoghi comuni che abbiamo già visto”.
