La guerra, l’amore, la morte, la lotta, il filo, l’ira funesta, la bellezza, la vendetta: attorno a queste parole – reiterate, aggiungendosi l’una dopo l’altra, ripetute quasi a diventare un monito, memoria di ciò da cui scaturisce la tragedia, il dolore dopo la gioia – si raccorda un percorso, che è come uno specchio di mille altre parole e situazioni. Quelle vissute dalle donne, donne del Mito e donne contemporanee, in un millenario ripetersi, appunto, di frasi e sentimenti, di abbandoni e resistenze, di attese e tradimenti, di amori, nonostante e contro tutto.

Da un’idea portata avanti da tempo dall’attrice Renata Falcone e dal musicista Domenico Bucarelli, “da molto prima – come affermato da Renata Falcone – che tutti diventassimo esperti di Odissea”, lo spettacolo “Di sola andata”, su testo di Tiziana Bianca Calabrò, prende le mosse dalle “Eroidi” di Ovidio e ne fa materia viva che guarda all’oggi, in un rimando tra le lettere delle donne del Mito che scrivono al loro uomo e lo sguardo contemporaneo sulle storie d’amore, sulla relazione tra persone che ancora continua ad essere una complessa e sfaccettata storia da decifrare.
Ma non è solo l’amore ad essere protagonista: è l’amore che diventa guerra, che incontra la guerra, che nasce dalla guerra, dalla lotta. Amore e guerra sono le parole che si confrontano all’interno di questo testo, incontrandosi, scontrandosi. E, accanto a queste, il filo di Arianna o di una tela come quella di Penelope che in realtà rappresenta, come sappiamo, molto altro; la bellezza che diviene oggetto di lotta, di contesa; e la vendetta, come ultimo, tragico e assurdo passo. Tutto questo viene portato in scena, in questo nuovo spettacolo, proposto – nell’ambito del Balenando in Burrasca Festival – nell’arena sul Lungomare di Pellaro che si trasforma in luogo di congiunzione tra mito e realtà, avvolgendo la scena stessa e il pubblico, completamente coinvolto in questo viaggio universale. Il viaggio verso l’amore o lontano da esso, “di sola andata”, che lascia soli o di fronte al reale: è l’attesa, o la prevaricazione, l’abbandono o l’opportunismo, l’essere oggetto, conteso e poi sfruttato, amato e tradito; è ciò che le donne affrontano, in un reiterarsi senza tempo, in una concezione del femminile che vorremmo fosse solo storia.

Per questo, quando le parole di Penelope, Briseide, Arianna, Medea, Didone, Elena si intersecano ai racconti di donne contemporanee, il filo del racconto sembra non avere cesure. E’ un sentire unico, sostenuto dalla scrittura di Tiziana Bianca Calabrò, che dall’ispirazione di Ovidio arriva a tessere nuova narrazione, con un profondo e intenso viaggio, appunto, nell’anima, nelle anime femminili. E quelle parole reiterate divengono, i fili di questo tessuto che si intrecciano con naturalezza con le musiche: la particolarità di “Di sola andata” è, infatti, quella di non essere “semplicemente” un monologo inframezzato dalla musica, ma di creare una rara sinergia, una struttura drammaturgica che si fonda sul dialogo strettissimo tra momenti musicali e testi. Le canzoni scritte ed eseguite dal vivo da Domenico Bucarelli si rifanno, infatti, ai temi delle storie del Mito, ma traducendone l’universalità (sia nei testi che nelle sonorità) e, così, creano un continuum tra parti recitate e brani, non a caso cantati anche da Renata Falcone. Come in un racconto che, guardando alla tradizione propria della tragedia antica, fa della musica e del canto un elemento centrale. Unendosi con naturalezza alla narrazione, che trova in Renata Falcone un’interprete che, ancora una volta, trasferisce al pubblico – con una grande capacità di calarsi nei personaggi rendendone ogni sfumatura, calibrando con sapienza toni, gesti, sguardi e restituendo l’intensità di ogni parola, di ogni vissuto – l’emozione di un viaggio teatrale dal valore, appunto, universale. Un viaggio che, sicuramente, anche se appena iniziato e aperto a nuove modalità e trasformazioni, si presenta già come una compiuta e profonda produzione che ha colpito nel segno.
