Un aspetto che negli ultimi tempi ritorna – e che Culturalife ha sempre analizzato – è la connessione sempre più stretta tra cinema, tv e teatro. Un elemento che oggi è sempre più visibile, con una generazione di attori che – come un tempo, agli albori della nostra tv – sono impegnati con successo sia sul palcoscenico, che sui set cinematografici e televisivi. Steccati che sembrano ormai superati – anche se qualche “purista” a volte ancora storce un po’ il naso -, sempre che, naturalmente, si parli di talento e non di operazioni commerciali.
L’esempio più noto di talento modulato, con grande successo e grande capacità, tra diversi mezzi espressivi è quello di Lino Guanciale, ma accanto a lui se ne potrebbero elencare tanti altri, tra nomi già affermati e giovani attori delle nuove generazioni (da Gianmarco Saurino ad Alberto Boubakar Malanchino, vincitore del premio Ubu, a Marina Occhionero, solo citarne alcuni).
E, a testimonianza di questa tendenza, il cartellone “Le maschere e i volti” della Polis Cultura al Teatro Cilea di Reggio Calabria ha ospitato, in questa stagione, proprio alcuni talenti che spaziano tra teatro, cinema e tv, a partire da Edoardo Purgatori, passando per Gianfelice Imparato e Teresa Saponangelo, per arrivare a Massimiliano Gallo, interprete di “Malinconico moderatamente felice”, andato in scena a Reggio nei giorni scorsi.
Grande tecnica, ritmo altissimo, tempi comici praticamente perfetti, capacità di narrare una storia senza prendere fiato. Massimiliano Gallo sa indubbiamente tenere il palco, “mangiarlo” (con una “spalla” – anche se la definizione è sicuramente riduttiva – incredibile come Biagio Musella, che interpreta ben tre personaggi), con la capacità di passare dal comico alla riflessione, di cantare dal vivo con grande perizia (buon sangue non mente!), anche di ballare: ma se l’inizio e alcuni momenti dello spettacolo potrebbero far pensare quasi ad un musical, in realtà lo spettacolo unisce vari aspetti, la commedia (con momenti di comicità esilarante), spazi di riflessione, proiezioni che rimandano al mondo onirico di Malinconico e, appunto, alcuni inserti musicali, su canzoni originali di Joe Barbieri. Un racconto che si struttura per quadri, tra vita personale e professionale, la prima più connotata dalla riflessione, mentre la seconda caratterizzata dai momenti di commedia, con scene divertentissime, dense di battute velocissime e con rimandi alla storia del cinema, a partire da Totò e da Troisi. Non un percorso narrativo che si sviluppa lungo un’unica linea, probabilmente per la scelta di mostrare le varie anime del protagonista sia a chi non conosce Malinconico, sia a chi già ha avuto modo di addentrarsi nella sua storia. E forse anche per l’esigenza di rendere sul palcoscenico la complessità del personaggio, senza snaturarlo ma anche trovando un linguaggio teatrale – che, pur puntando molto di più sull’aspetto della commedia rispetto alla versione televisiva, mantiene comunque quel ritmo, quella velocità di battute sferzanti che ne hanno caratterizzato la scrittura sia letteraria che televisiva – che possa sorreggere una narrazione, appunto, in scena. Linguaggio che trova in particolare nella scenografia – soprattutto nelle scale che circondano lo spazio della casa e che rivelano la tortuosità e complessità del pensiero di Malinconico – uno strumento cruciale nel rendere le caratteristiche del personaggio. Al resto pensano la bravura di tutto il cast e il talento di Gallo, che mostra ancora una volta di aver assorbito la lezione dei grandi maestri del teatro con cui si è formato e di poter essere un interprete versatile, capace di spaziare tra arti e mezzi espressivi. Appunto, tra teatro, cinema e tv.
