Lo sguardo sulla nuova drammaturgia, la possibilità di incontro, di scambio di visioni, di confronto, tra critici, artisti, studenti; l’approfondimento di tematiche in maniera colloquiale, diretta ma non semplicistica, densa di contenuti e capace di coinvolgere giovani e meno giovani in un viaggio nel teatro di rara intensità e livello. Il Drama Fest – promosso da Libero Teatro e diretto da Max Mazzotta – giunto alla sua terza edizione, è ormai una realtà consolidata, una conferma, una certezza potremmo dire: un punto di riferimento per tutta la Calabria, per l’Unical e i suoi studenti, per il territorio di Cosenza e di Rende, ai quali ha offerto l’opportunità di tornare in uno dei teatri più frequentati, il Ptu, che ha riaperto al pubblico proprio in occasione del festival. Tre giorni, ad inizio dicembre, che sono sembrati settimane, per l’intensità e la profondità della proposta culturale, per la possibilità offerta, a questo stesso pubblico e a tutta la regione, di assistere a spettacoli tra i più interessanti del panorama contemporaneo e di incontrare gli autori e gli attori che questo teatro stanno costruendo negli ultimi anni: stili, generi diversissimi, ma tutti portatori di idee, linguaggi teatrali innovativi e di spunti, riflessioni, personaggi, narrazioni su cui soffermarsi, nella loro messa in scena e nel loro saper arrivare agli spettatori.

Ad avvicendarsi sul palco del Ptu e su quello del Dam sono state la compagnia Carrozzeria Orfeo (un ritorno al Drama Fest, di cui è stata protagonista anche nel 2024), con “Misurare il salto delle rane”, Babilonia Teatri con “Pietre nere” e Daria Deflorian con “Quaderno/Greta Garbo”. Tre modi differenti di approcciarsi al teatro, ma uniti da una scrittura che – seppur diversa nello stile – sa attingere dal contemporaneo, dal pop, dai riferimenti cinematografici, dalla memoria recente, sa unire surreale e reale (linee su cui si muovono in particolare le due compagnie). In “Misurare il salto delle rane”, infatti, l’autore e regista (insieme a Massimiliano Setti) Gabriele Di Luca tratteggia tre figure di donne utilizzando la sapiente unione di ironia e dramma, che da sempre caratterizza Carrozzeria Orfeo, portandoci in un mondo indefinito in cui i personaggi agiscono, nelle loro vite, solo apparentemente distanti. E ancora una volta è proprio quell’incontro tra linguaggi, quel ritmo scandito da momenti di surreale comicità che sembra rompere quelli drammatici, virando improvvisamente per creare una sospensione, a fare entrare il pubblico dentro la narrazione, dentro quel mondo. A questo contribuiscono in maniera preponderante le interpretazioni di Noemi Apuzzo, Elsa Bossi e Chiara Stoppa, capaci di definire con intensità ogni sfumatura dei loro personaggi.

E la stessa forza di un linguaggio innovativo, che unisce surreale e innovazioni sceniche, connota anche gli spettacoli di Babilonia Teatri: in “Pietre nere” – scritto e diretto da Enrico Castellani e Valeria Raimondi, con la collaborazione di Francesco Alberici – ritornano gli elenchi di parole, il tono secco e diretto, e, appunto, i quadri che uniscono visioni surreali e ironiche per tratteggiare, indagare, esplorare in maniera sempre nuova un tema. Al centro di questo spettacolo la “casa”, concetto declinato in forme e significati diversissimi, in riflessioni, in accostamenti quasi impossibili, ironici ma anche realistici nel loro sarcasmo. Ma nulla ha una rappresentazione scontata: ogni parte, ogni “quadro” appunto, inserisce le parole in contesti che ribaltano, sottolineano, focalizzano l’attenzione, sovvertono schemi, come scelte sceniche in cui tutto è funzionale alla creazione del linguaggio e della drammaturgia, dalle azioni all’uso della corporeità, dal letto che rimanda ai dormitori, ad una immagine presepiale creata da coloratissime luci led, fino ad un enorme divano gonfiabile, che giganteggia sul palco, tenendo la voce off, per poi ritirarsi lentamente su se stesso. Il tutto, inframezzando musica rock e disco, con il pop di “Giulia” di Gianni Togni, che diventa memoria. E i momenti di memoria, quelli che ricordano chi rivive proprio attraverso la casa, nei suoi odori e nel suo vissuto, e riportano alle radici (con la bellissima scena dell’albero che sale verso l’alto), si insinuano con delicatezza, senza spezzare il ritmo, ma mostrando quanto possa essere forte e incidere nella narrazione l’unione tra comico e drammatico.

Solo due esempi di ciò che abbiamo potuto ammirare durante il festival, cui si affiancano – oltre al momento unico del monologo di Daria Deflorian, con l’opportunità di ammirare il talento e la forza scenica di una delle più importanti interpreti del teatro contemporaneo – anche il “Giangurgolo Principe di Danimarca” riproposto da Max Mazzotta, a vent’anni dalla prima messa in scena, ed uno spazio riservato ai poeti calabresi Repaci, Calogero e Costabile. Le loro figure e il loro apporto culturale sono stati illustrati da Vincenza Costantino e Carlo Fanelli, durante un incontro che si è intrecciato con l’intensa e partecipata interpretazione di Lindo Nudo, che ha dato vita ai versi di questi autori. La poesia diventa teatro, ne è anima, scuote e coinvolge proprio grazie al teatro, che la rende reale, tangibile, diretta. E questo è un altro pregio del Drama Fest: aver fatto interrogare il pubblico sul valore della poesia, sui versi di questi autori, in un viaggio nella Calabria letteraria che merita di essere conosciuta e studiata nelle scuole.

Conoscenza e approfondimento che hanno punteggiato tutti gli eventi del festival, fin dal primo giorno, con il convegno sulla drammaturgia, che sta ormai diventando un appuntamento fisso per analizzare un’evoluzione, un’arte in movimento, attraverso le parole di chi il teatro lo fa e di chi ne scrive.

E ancora, l’osservatorio critico, gli incontri tra artisti e studenti. E i sorrisi, i ritorni, l’atmosfera di un’iniziativa che è molto più di festival e che quest’anno ha consolidato un percorso, divenenendo – come si diceva – sempre più un punto di riferimento per una regione che ha bisogno di essere non solo vista, ma essere centro di visioni, ispirazioni e progettualità.
