“Non è un brano sul caso. È un brano sul Paese. “Garl’asco”, l’ultima opera di Rigel Bellombra, parla di un caso, per non parlarne. Lo usa come grimaldello per entrare in una stanza più grande: il funzionamento opaco della giustizia italiana.
“Garl’asco”, con l’apostrofo che spezza il nome e lo trasforma da luogo a simbolo, nasce come un progetto artistico e giuridico del network internazionale Falling in Law, che unisce diritto, musica e impegno civile.
Il brano non racconta il delitto di Chiara Poggi, ma ciò che quel contesto ha rivelato: malagiustizia, indagini controverse, presunzione di innocenza ignorata, silenzi.
Al centro del progetto ci sono gli studenti universitari degli “Art. 34”, richiamo diretto all’articolo della Costituzione sul diritto allo studio. È il diritto che torna a parlare, nelle voci dei giovani, attraverso le parole di Piero Calamandrei tratte dal suo celebre discorso sulla Costituzione (1955).
“Il titolo stesso del rap”, spiega l’ideatore del progetto, prof. Antonio Albanese (Ordinario di Diritto privato all’Università di Bologna), “è una frattura: asco, in spagnolo, significa disgusto, ribrezzo; nella tradizione antica richiama un contenitore capace di accogliere ogni forma. Garl’asco racconta due Italie: da un lato quella fatta di omissioni, paura e chiusura; dall’altro quella silenziosa e migliore, che studia, che dubita, che conosce e difende la Costituzione come promessa viva””.
Il video del brano, pubblicato il 27 aprile, è visibile a questo link
