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Verità e apparenza protagoniste in scena

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Un giornalista politico chiamato a sostituire un collega per un’intervista di spettacolo; una giovane attrice, ricercata dai giornali solo per domande di gossip o relative al suo aspetto fisico. Due personalità solo in apparenza diverse, ma in realtà accomunate da un’interiorità nascosta, da segreti; due anime che sembrano incontrarsi/scontrarsi per poi, forse, dimostrare di essere effettivamente diverse. Ma soprattutto, apparenza e realtà che si affrontano, si mescolano, si rivelano e si nascondono, non a caso grazie a due mondi – quello della comunicazione e quello dello spettacolo, del cinema, del teatro – in cui maschera e verità sono protagonisti.

Una riflessione, un dramma che interseca momenti surreali e anche divertenti, con un risvolto a sorpresa, un finale che coinvolge e stravolge tutto…ma forse no!

“Intervista”, portata sul palcoscenico, come regista ed interprete, da Graziano Piazza, affiancato da Viola Graziosi, nell’ambito della residenza teatrale Teatrhegion, si rivela una pièce intrigante, sostenuta da un testo che pone temi universali, calati comunque nell’attualità, scandita soprattutto dalla scelta dei personaggi. E poi lo scontro, molto serrato, tra i protagonisti, ma anche a tratti, come si diceva, surreale, con un alternarsi di toni.

E i passaggi di toni, gli svelamenti, vengono poi maggiormente rimarcati da scelte registiche molto precise, che servono a dare ritmo ad uno spettacolo che si svolge interamente in un singolo ambiente, la casa dell’attrice, dove l’intervista-duello ha luogo: una dinamicità data dall’uso della videocamera, come elemento indagatore ma anche efficace strumento registico; dalle voci fuori campo che echeggiano mentre in scena gli attori si muovono; dagli stessi movimenti dei protagonisti, che a volte diventano coreografie silenziose o rabbiose, che superano le parole. Elementi che si uniscono alle interpretazioni di Piazza e Graziosi per dare vita ad una pièce che mette in scena con intensità sentimenti, pregiudizi, dualismi, garantendo il coinvolgimento dello spettatore, e, dunque, attuando quel rapporto di comunicazione che lega palcoscenico e platea.

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