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Un grande Fabio Concato protagonista di Ecojazz

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Foto Marco Costantino

La voce particolarissima che sa sempre coinvolgere ed emozionare; l’ironico modo di approcciarsi al palco e al pubblico; l’apporto di un trio di musicisti di alto livello che esalta la vena jazzistica già propria dei suoi brani: Fabio Concato, insieme a Paolo Di Sabatino al pianoforte, Mario Siniscalco al basso e Glauco Di Sabatino alla batteria, apre nel migliore dei modi i concerti nella location di Ecolandia della ventisettesima edizione di Ecojazz.

Un teatro all’aperto gremito lo accoglie come un vecchio amico e l’atmosfera si mantiene per tutta la serata come quella di un dialogo intimo, ravvicinato, tra il pubblico ed un artista che fa dell’incontro tra pop e jazz un mix perfetto, mai altezzoso, distante, ma non per questo meno alto, profondo, raffinatissimo. Un mix che riesce anche grazie ad un altro incontro musicale, quello avvenuto qualche anno fa con Paolo Di Sabatino, da sempre fan di Concato e con il quale ha realizzato una rivisitazione, in chiave jazzistica, dei suoi più famosi brani: e quello che già era insito nella musica di Concato, quello stile, quei ritmi, si intersecano perfettamente con gli arrangiamenti e le improvvisazioni di Di Sabatino, quasi ne fossero una prosecuzione naturale. Non solo: la straordinaria performance musicale del trio, in particolare il tocco pianistico di Di Sabatino, dà il valore aggiunto alle composizioni di Concato, che hanno affascinato, in questi decenni, il pubblico.

Foto Marco Costantino

Foto Marco Costantino

E’ lo stesso cantautore, prima del concerto, a spiegare il suo rapporto con il jazz: ” è un rapporto molto naturale, ho cominciato ad ascoltarlo quando ero molto piccolo: mio padre lo ascoltava, lo suonava spesso e io lo ascoltavo con lui. Gerry Mulligan, Joao Gilberto, musicisti che ho imparato ad amare senza nessuna costrizione, sono stato fortunato”. Parlando, poi, di questa rivisitazione dei suoi brani in chiave jazz, aggiunge: “non sono un jazzista, ma tutti gli amici jazzisti mi dicono che la mia musica si presta a questo abito. E quindi è anche una gratificazione per me, proprio perchè non sono un jazzista, sono un “popparolo”, ma questo non deve essere sminuente”. E, come si diceva, non  lo è affatto: la sua musicalità si sposa con altre sonorità, Concato sa passare dalle canzoni ironiche agli affreschi poetici, dall’attenzione al sociale all’analisi dei sentimenti, sempre originale, mai banale. Il tutto modulato, poi, attraverso una vocalità unica, riconoscibilissima, emozionante.

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Foto Marco Costantino

Un mix vincente, dunque, che sul palco viene esaltato anche dalla simpatia, dal modo divertente che Concato ha di porsi nei confronti del pubblico, alternando battute a quei brani che ormai sono entrati nella storia della musica ed in quella degli spettatori, che non mancano di cantare insieme a lui i suoi successi: da “Guido piano” (che apre il concerto, dando subito la misura della chiave jazz scelta, perfetta per le sue canzoni) a “Ti muovi sempre, da “Ti ricordo ancora” a “Tienimi dentro te”, da “Domenica bestiale” a “Tornando a casa”, a “Gigi”, il bellissimo e commovente brano da lui composto per il padre e che dichiara di amare più degli altri, fino a “Fiore di maggio”, prima dei bis “Non smetto di aspettarti” e quella “Rosalina” che è un must, senza il quale ogni suo concerto non può chiudersi. E alla fine è un grande abbraccio, fatto di applausi, ma anche di richieste di foto, autografi, quello che saluta Fabio Concato, protagonista di un’apertura “doc” di Ecojazz.

 

 

 

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