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Teatro Siracusa, stagione di prosa nel ricordo di Nicolini

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Porta impresso l’omaggio a Renato Nicolini, al “chiaro e lungimirante sguardo” del grande drammaturgo romano, la nuova stagione di prosa del Teatro Politeama Siracusa di Reggio Calabria.

Un cartellone di sei spettacoli, “selezionati tra le migliori proposte della drammaturgia contemporanea italiana”, che andranno in scena da sabato 20 aprile sino al 28 maggio.

Storie, volti e modi d’intendere l’arte e calcare il palcoscenico legati da un filo conduttore, quello che dà il titolo alla rassegna: “Naufragi e approdi. Smarrimenti e ricerche di senso al tempo della crisi”.

“Con questa stagione –  spiega Massimo Barilla, direttore artistico del Teatro Siracusa e responsabile teatro della Fondazione Horcynus Orca ho provato a raccontare il disequilibrio, lo smarrimento, il disorientamento, tipico dei momenti di crisi, che può essere condizione fisica ed esistenziale, letteraria o storica. Ma soprattutto questa dimensione mi interessa come processo, fermentazione, possibilità di rinascita e di trasformazione. Che è poi la condizione prima del teatro. È la precarietà, il camminare sul filo, il conflitto, il motore stesso della drammaturgia”

Di questi temi e queste emozioni si alimenta il prologo della rassegna, in programma sabato 20 aprile alle 21.00. In scena “Il mondo offeso”, spettacolo di Mana Chuma Teatro, liberamente tratto da “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini. Definito dal critico John Francis Lane “uno degli spettacoli più belli che senz’altro sia stato prodotto in Calabria in questi ultimi tempi”, “Il mondo offeso” (regia di Maria Maglietta, drammaturgia di Maglietta e Massimo Barilla) presenta al pubblico un attore solitario (Salvatore Arena) che monologa, racconta e dialoga con altri personaggi in una conversazione che, prima che col mondo, è con sé stesso. Tutt’intorno un paesaggio mutevole di immagini e  musica (ricostruito attraverso le scene di Nicoletta Chiocca e Riccardo Sivelli, le immagini e proiezioni grafiche di Mirto Baliani e le musiche originali di Luigi Polimeni) scandisce  le tappe di questo  viaggio dell’anima, tra “visione astratta, colori d’emozioni, sagome di persone che scivolano nello spazio, che si vanno aggregando in paesaggi mentali, sospesi nel vuoto”, per dirla con Valeria Ottolenghi.

Si prosegue martedì 23 aprile, sempre alle 21.00, con un altro viaggio verso un luogo dell’anima fatto di poesia, comicità e tanta musica in “Io provo a volare”, omaggio a Domenico Modugno firmato dalla compagnia Berardi-Casolari con il contributo di Festival Internazionale Castel dei Mondi e Teatro Stabile di Calabria. Lo spettacolo, premio speciale della giuria e del pubblico al JoakimInterFest di Kragujevac (Serbia), è una drammaturgia originale che, a partire da cenni biografici su Modugno e dalle suggestioni delle sue canzoni (interpretate sul palco da Davide Berardi alla voce e chitarra e da Giancarlo Pagliara alla fisarmonica), racconta la vita di uno dei tanti giovani cresciuti in provincia, pronti, sull’onda del mito, ad affrontare ogni peripezia per realizzare il sogno di diventare artisti. Protagonista uno straordinario Gianfranco Berardi, nel triplice ruolo di attore, autore e regista (insieme a Gabriella Casolari), “evocativo, folgorante e dissipatorio – secondo la definizione di Rodolfo Di Giammarco su La Repubblica – acceso da una luce interiore in cui è artista non vedente. Ripassa il calvario dei poeti di provincia, degli Amleti mancati, dei sognatori respinti dalla città di quelli che provano a volare tornando alle radici”.

(su questo spettacolo, Culturalife ha pubblicato una recensione, visibile a questo link: http://www.culturalife.it/berardi-tra-poesia-musica-e-una-proposta-per-il-teatro/)

Ritorno alle radici di uno dei crimini più spaventosi contro l’umanità, sabato 4 maggio alle 21.00, con “Il silenzio dei vivi” di Officina teatrale. Lo spettacolo, per la regia di Giovanni Carpanzano, nasce dal riadattamento dell’omonimo libro di Elisa Springer e di “Il fumo di Birkenau” di Liana Millu, che racconta la storia di sei donne morte nel lager polacco. Proprio il taglio insolitamente femminile è l’elemento preponderante della rappresentazione:  la scena è dominata da un coro di donne dove l’uomo è sempre carnefice, mai vittima.

In questo allestimento coreutico, le coreografie di Francesco Piro, Paolo Orsini e Rossella Villani e le musiche originali di Rosario Raffaele si fondono in una regia ritmica fortemente iconografica e immaginifica.

Il 18 maggio alle 21.00, spazio a uno dei momenti centrali della rassegna: l’omaggio a Renato Nicolini nell’ambito dell’iniziativa di Università Mediterranea e Mediterranea Teatro Laboratorio Le Nozze “Per Renato Nicolini”. In scena “La storia della città”, rivista architettonica di Renato Nicolini, una produzione Mediterranea Teatro Laboratorio “Le Nozze”, regia di Marilù Prati, scene di Aldo Zucco. Lo spettacolo,  scritto in occasione dell’incontro nazionale dei Dottorandi di Ricerca in Progettazione Architettonica a Reggio Calabria, è stato definito dallo stesso Nicolini come “una sorta di Rivista, di Avanspettacolo architettonico” che ammicca ironicamente alle mitologie di ogni architetto con un argomento, la fondazione della città appunto, che offre un canovaccio inesauribile, a uso e consumo delle straordinarie doti artistiche di Renato, come ha scritto Nico Garrone su La Repubblica: “Non è la prima volta che Renato fa il doppio gioco, appare paludato negli abiti regali di Alessandro, per meglio mettere il Potere alla berlina. Come Chaplin e Petrolini (…) E c’è una straordinaria leggerezza, un’insaziabile voglia di giocare e d’intrecciare in maniera apparentemente avventurosa e svagata le tessere più diverse e lontane. In un flusso (di coscienza) teatrale che ricorda la gaia scienza e le performances senza barriere tra arti visive e architettura del gruppo Fluxus…Non c’è capolinea in questa corsa contro il tempo, non c’è una forma definitiva per le città come per l’edificio del testo, se non la parola momentanea “Fine”.

Il 26 maggio alle 18.00 , in prima nazionale, “L’Isola di Calibano”, una produzione Teatro delle Rane in collaborazione con Mana Chuma. Lo spettacolo di teatro d’attore e figura con musica dal vivo è un adattamento da “La Tempesta” di William Shakespeare su cui ancora vige il massimo riserbo.

Chiude la rassegna, il 28 maggio alle 21.00, il Centro R.A.T. con “Moby Dick”. Liberamente ispirato al romanzo di Hermann Melville, adattamento e regia di Antonello Antonante, con Maurizio Stammati, lo spettacolo rappresenta l’allegoria dell’uomo alla ricerca di se stesso secondo la direttrice indicata magistralmente dal capolavoro della letteratura americana in una chiave di attualità disarmante, esaltata dalla suggestiva scenografia firmata da Dora Ricca e dalle luci di Geppino Canonaco. La riduzione teatrale di Antonante, che segue fedelmente la traduzione italiana di Cesare Pavese, ci presenta, secondo la critica di Raffaella Salamina, l’oceano “racchiuso in una piccola bacinella su cui galleggia un veliero simbolo dell’eterna lotta tra la vita e la morte, tra l’ingegno e la forza della natura. Ma quando ad esercitare una forza devastante sul destino umano non è una natura matrigna bensì la mano dell’uomo stesso, si diventa come Ismaele, solo spettatori sgomenti”.

“Sia che il naufragio sfoci nell’ossessione come per l’Achab narrato dal Centro Rat in Moby Dyck – aggiunge il direttore artistico del Teatro Siracusa Barilla – o nell’onirica realtà dell’Isola di Calibano, o diventi sospensione estrema della ragione e di ogni umana pietà come nella shoa al centro de Il silenzio dei vivi, questa condizione ci interroga e ci pone alla ricerca di altri luoghi dell’anima. E un luogo dell’anima fatto di poesia e comicità è il mondo di provincia al centro di Io provo a volare, l’omaggio di Gianfranco Berardi a Domenico Modugno. Un posto a parte merita l’omaggio a Renato Nicolini, con il quale avrei voluto ragionare ancora di queste cose e di queste visioni, e che, mi piace pensare – conclude – da una così piccola traccia si sarebbe fatto provocare, rilanciando con molte altre e più dense letture e con il suo solito chiaro e lungimirante sguardo”.

 

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