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Ritmo e anima rock: il live di Edoardo Bennato conclude la stagione di Catonateatro

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Foto Antonio Sollazzo

Foto Antonio Sollazzo

Ritmo, anima rock, grande presenza scenica, video coinvolgenti: Edoardo Bennato chiude la stagione di Catonateatro facendo registrare il tutto esaurito con la tappa reggina del suo tour, tra evergreen e recentissimi successi, come “Ho fatto un selfie”, il singolo uscito da qualche giorno e già diventato hit. Proprio il fenomeno selfie è al centro della richiesta che campeggia sullo schermo che domina il palco e che si può leggere prima che inizi il concerto: ovvero, chi vuole potrà fare un selfie in teatro e inviarlo in modo che venga mostrato poi, al termine della serata. Ed è quello che accade, con tanti spettatori che aderiscono a questo invito, che diviene, in realtà, un saluto festante tra il cantautore ed il suo pubblico.

Foto Antonio Sollazzo

Foto Antonio Sollazzo

Un saluto che conclude due ore di concerto, la cui scaletta è inconsueta, partendo da quei brani mitici che ci si aspetterebbe di ascoltare alla fine: invece l’attacco, con Bennato solo sul palco, è dedicato a capolavori come “Abbi dubbi”, “Sono solo canzonette”, “Il gatto e la volpe”. E poi ancora, “Meno male che adesso non c’è Nerone” e “L’isola che non  c’è”. Fa, insomma, entrare subito nel cuore della sua produzione, supportato poi da una band di grande qualità, con due chitarristi che con i loro assolo conquistano l’ovazione della platea.

Foto Antonio Sollazzo

Foto Antonio Sollazzo

Dagli evergreen al citato “Mi faccio un selfie”, passando per “Mastro Geppeto”, a “Quando sarai grande” o “A Napoli 55 è a musica”, “La calunnia è un venticello” (dedicata ad Enzo Tortora e a Mia Martini), per poi tornare alla meravigliosa “Ogni favola è un gioco”, al rock puro di “Rinnegato” e a quello di Capitan Uncino, Bennato dà vita ad uno spettacolo che, anche attraverso l’ausilio di video che sottolineano, accompagnano, evocano, trasporta in decenni di musica, di impegno sociale e di testi mai banali, che hanno fotografato epoche, divenendo però universali. E’ quanto testimonia, ad esempio, una canzone più recente, del 2015, “Pronti a salpare”, mai come oggi attuale, eseguita mentre sullo schermo, prima delle immagini delle vecchie e delle nuove migrazioni, appare la scritta “Nel mio paese nessuno è straniero”: un momento emozionante, forse il più intenso della serata.

Una serata che prosegue con i bis: “Venderò”, “Un giorno credi”, “In prigione in prigione”, per chiudere con un altro classico, come “Nisida”. Un viaggio interessante, a tratti inedito, sempre all’insegna del rock e della grande musica.

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