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Primo libro per Marco Iaria

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Chi conosce Marco Iaria da quando ha mosso i suoi primi passi nel mondo del giornalismo, conosce il suo talento, che si scorgeva già in quegli anni, quando cominciava a fare questo mestiere in riva allo Stretto. Una grande abilità nel cogliere la notizia, la storia particolare, nell’approfondirla e nello scriverla con stile preciso, sintetico.
Non stupisce, dunque, che Marco, oggi giornalista della Gazzetta dello Sport, sia riuscito a trovare una storia inedita (ovvero, che lui oggi racconta per la prima volta in Italia), interessante, che unisce sport, storia, vicenda umana.
Una vicenda che è diventata un libro. Parliamo di “Donne, vodka e gulag”, il volume edito da Limina in cui Marco Iaria ripercorre la vita di Eduard Streltsov, campione della Torpedo, celebre squadra russa. Streltsov fu capocannoniere del campionato nazionale a soli 18 anni, una stella del calcio e della nazionale  degli anni ’50. “Troppo «occidentale» per l’Unione sovietica di quegli anni, sempre sopra le righe, dedito all’alcol e alle donne”.
“Questo libro racconta la carriera spezzata del più grande talento del calcio russo, capace di segnare 25 gol in 38 partite con l’Urss”. Dai successi, all’accusa di stupro, al periodo nel gulag, al ritorno al calcio, alle valutazioni del comitato composto dal campione di scacchi Karpov, scrittori e giuristi, che riesaminò il caso nel 2001 e rilevò anomalie nel processo.
Un talento quello di Streltsov (che spinse un dirigente svedese, al termine di una partita, ad affermare: “Siamo pronti ad aspettare anche 500 anni per avere un giocatore simile nella nostra Nazionale”) da scoprire, a venti anni dalla scomparsa, nelle pagine del volume del giornalista della Gazzetta dello sport, una storia da ripercorrere attraverso la penna di un altro talento.

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