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“OraProNobis” apre la stagione di prosa del Politeama Siracusa

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Fabrizio Ferracane in OraProNobis“Un’emozionante partitura di gesti, una drammaturgia di espressioni di bocche, di mano, di braccia, di passi esitanti, di piegamenti trattenuti, di ginocchia a terra, di sudore della mente e del cuore”. Il critico Giuseppe Distefano racconta così “OraProNobis”, in scena sabato 5 aprile alle ore 21.00 al Teatro Politeama Siracusa di Reggio Calabria, nella cornice dell’Horcynus Festival 2014.

Per il primo appuntamento con la stagione di prosa “RivelAzioni”, il direttore artistico del Siracusa e della Fondazione Horcynus Orca Massimo Barilla propone al pubblico un monologo per attore e manichino in siciliano, una preghiera profana, uno spietato e sarcastico atto d’accusa contro il “sacrilegio” del potere ecclesiastico a cura della compagnia trapanese Marino/Ferracane, già vincitrice del Premio della Critica al Dante Cappelletti 2010 con “Ferrovecchio”.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Rino Marino, psichiatra, attore, regista, autore pluripremiato, che porta avanti da decenni un lavoro di ricerca sul rapporto tra teatro e patologia psichica in chiave terapeutica ed espressiva, ha come protagonista e attore unico in scena Fabrizio Ferracane. Interprete sensibilissimo e volto noto del teatro e del cinema italiano, tra le tante pellicole a cui ha preso parte c’è anche “Malena” di Giuseppe Tornatore e “Anime nere”, il film tratto dal romanzo di Gioacchino Criaco che sta girando nel ruolo di protagonista, insieme a Peppino Mazzotta, tra l’Aspromonte, Milano e il Sud America e si preannuncia come una delle più importanti produzioni mai girate sulla ‘ndrangheta. Ma l’interprete di “OraProNobis” è noto al grande pubblico soprattutto per il suo ruolo di co-protagonista in numerose fiction per la televisione: da “Il Capo dei capi” a “Il segreto dell’acqua”, passando per “Il Tredicesimo Apostolo II”, “Squadra Antimafia 2” e “Distretto di polizia 7”.

In “OraProNobis” Fabrizio Ferracane interpreta un pover’uomo, un residuo d’umanità “malata” che si ritrova, in una dimensione onirico-allucinatoria, al cospetto di un alto prelato, incarnato dalla muta immobilità di un fantoccio. Quest’uomo scioglie un lamento disperato, che si alza come una preghiera profana in un siciliano arcaico, attraverso le poste di un rosario dolente e sarcastico, che si fa violenta invettiva, spietato atto d’accusa alla corruzione e al “sacrilegio” del potere ecclesiastico, fino a culminare nella tragica rievocazione di un’esistenza misera e marginale, in una struggente antitesi tra sogno e realtà.

Lo spettacolo è una produzione Sukakaifa/TeatrUsica A.C (assistente alla regia Gabriella Becchina, assistente di scena Gianluca Giambalvo, assistente scenografo Liborio Maggio, effetti sonori Rudy Pusateri e Antonio Bonanno, voci off Annamaria La Barbera, Cristina Perrone, Ermelinda Palmeri) e rientra nel percorso di ricerca avviato da Marino e Ferracane intorno al tema dell’emarginazione e del disagio psichico.

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