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“Occhi blu”: al Taormina Film Fest l’esordio alla regia di Michela Cescon

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208478870_2548430982120548_1443071853574857002_nÈ passato ieri, 29 giugno, al Taormina Film Fest “Occhi blu”, il primo lungometraggio di Michela Cescon, finora attrice teatrale e cinematografica. Casualità o meno, i tre protagonisti sono anch’essi attori/registi: Valeria Golino, Jean-Hughes Anglade e Ivano De Matteo. Quest’ultimo e la Golino, presenti a Taormina, si sono detti entusiasti della personalità della Cescon come regista, e di questo film “particolare e ipnotico”. Per chi scrive forse anche troppo! Ma veniamo alla trama: Roma è vessata da un rapinatore seriale a cavallo di una moto che in tre mesi ha compiuto decine di rapine per un totale di due milioni di euro. La polizia non riesce a beccarlo e i due commissari (De Matteo e Anglade) ce la mettono tutta ma senza successo, mentre il rapinatore, di grande intelligenza, continua indisturbato le sue imprese. Narrato così dovrebbe essere un polar alla francese, un film di genere. Aggiungiamoci poi che il personaggio di De Matteo (bravissimo) si è appena separato dalla moglie e innamorato di una donna giovane, mentre quello di Anglade è appena tornato a lavoro dopo un lutto traumatico: la figlia tredicenne è stata uccisa da un pirata della strada, mai trovato. E il quadro è completo. Peccato che il film non decolli mai, che ci si aspetti sempre un colpo di scena che non arriva, che alcuni personaggi siano monodimensionali e che Anglade sia un errore di miscasting clamoroso (sì che è una coproduzione con la Francia, ma almeno doppiarlo?). La Golino fa il suo lavoro ma senza metterci nulla di suo, al servizio della regia. E veniamo a quest’ultima. La Cescon ha sì un suo stile preciso, un gusto particolare per i dettagli, una serie di belle inquadrature dall’alto, un’altra di scale riprese dalla tromba, dove c’è sempre qualcuno che sale (le difficoltà della vita?), ma alla fine tutto questo sembra ridondante, quasi un mero esercizio di stile. E la sceneggiatura non ci spiega (volutamente?) troppe cose, incluse le motivazioni delle gesta del rapinatore. Resta una Roma bellissima, decantata dalla Piramide al Colosseo, da Tiburtina all’estrema periferia, una città dolente ma che incanta come nessun’altra, come canta De Matteo verso il finale del film. Un film difficile ma che in qualche modo ipnotizza davvero, per una regista con le idee già chiare che se non altro brilla per originalità.

Francesco Arcudi

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