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“Militante d’Occidente”: la parola diventa viva sul palco

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Un flusso di parole, tra monologhi, dialoghi, interazioni tra i tre personaggi in scena, voci off, musica, movimenti scenici, immagini ricreate quasi come fotogrammi o quadri, con interazioni con le scenografie (realizzate da Roberto Cavallaro), che diventano a loro volta strumenti di narrazione.

“Militante d’Occidente”, nuovo testo di Ernesto Orrico, anche regista di questa nuova produzione di SpazioTeatro, è esempio di un teatro in cui la parola, potente ed evocativa, non inserita in una struttura narrativa consueta, riesce nell’intento di catturare l’attenzione dello spettatore, di coinvolgerlo senza che ci sia un momento di stasi. Il ritmo non scema mai, la platea è conquistata, coinvolta da un vortice di ricordi, riflessioni, ironia, realtà, che ci trasporta nella storia più o meno recente del nostro Paese, che evoca momenti, dolori, passioni o pseudo tali, politica e illusioni, luoghi comuni e situazioni divenute universali. E’ la nostra storia: quella dell’uomo, delle sue contraddizioni, della coerenza e della coscienza perdute, di idee e di ideologie, di sentimenti smarriti da chi ha pensato di cavalcare (tra) gli eventi, credendo di restare sempre in sella.

Una riflessione che interroga, che ci interroga. Una riflessione che non resta su carta, ma che diventa viva grazie alla messa in scena ed alle interpretazioni intense, piene di energia, sfaccettate, di Gaetano Tramontana, Anna Calarco e Cristina Merenda, in grado di rendere, attraverso toni e mimica, i diversi volti di un’umanità che sembra persa.

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