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“Makari”: la nuova serie con Claudio Gioè, tra letteratura e territorio

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makari-episodio-1_169_claudio_gioe_fotodiflorianadicarloUna nuova serie in cui si uniscono derivazione letteraria, giallo e soprattutto territorio – la Sicilia tra San Vito Lo Capo e  Scopello : dopo l’ennesimo grande successo di Montalbano, arriva, dal 15 marzo, su Raiuno, una nuova serie targata Palomar, “Màkari”, interpretata da Claudio Gioè, Ester Pantano, Domenico Centamore, Antonella Attili, Tuccio Musumeci, per la regia di un innovatore, dalla visione sempre originale, come Michele Soavi.

Giallo, dicevamo, ma non solo: tante linee che si uniscono, come sottolineato, durante la conferenza stampa di presentazione, dalla direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati: “è la storia di un giornalista che diventa indagatore. La linea gialla diventa subito melò, diventa sentimentale, e poi si sposta verso la commedia”, dichiara, rimarcando la funzione fondamentale per creare delle buone serie, quella della qualità della scrittura. Non dimentichiamo, infatti, che anche questa serie deriva da romanzi, quelli di Gaetano Savatteri.

La letteratura, ha spiegato infatti il produttore Carlo Degli Esposti, “quella siciliana in particolare, è sempre stata un punto di partenza. Quando ho letto i romanzi Savatteri, non ho avuto dubbi che quello di Saverio Lamanna potesse essere un personaggio televisivo, con le sue storie avvincenti e molto moderne”. Lui perde un buon posto di lavoro per un banale errore e decide di tornare nella sua Sicilia. Ed il ruolo del paesaggio, ancora una volta, è determinante: “questo paesaggio è per me il posto più bello del mondo. Ho provato per anni a comprare una delle casette che ci sono in fondo al golfo, ma non ci sono riuscito. Mai come in questo momento, il posto in cui stai ti determina l’umore. Tutti oggi avremmo voluto abitare nella casa di Lamanna”.

Anche il regista Michele Soavi – che ha affrontato, con questa serie, un “salto in un genere nuovo, cercando di coniugare oltre al giallo la commedia, con punte di melò e noir” – è rimasto “fulminato” dalla Sicilia, “una terra molto aspra, calorica, quasi invadente, dopo un po’ ci si accorge dell’animo pulito, accogliente, sincero, forse perchè vive nella punta in cui si incrociano i mari, c’è questo benessere”. “Per me – aggiunge – il personaggio di Claudio Gioè è come naufragato come un Don Chisciotte in balia delle onde, si ritrova naufrago a tornare all’inizio, nella sua terra in cui incontrerà il suo Sancho. Grazie a questo villico, Saverio pian piano riscopre uno dei valori più antichi e importanti, quello dell’amicizia. Il personaggio femminile, affascinante e complicato, l’ho dipinto come una Venere, ma come una Venere della porta accanto. Tra i due si stabilirà una relazione molto interessante e piena di sorprese” . Poi ancora, il ruolo del grande Tuccio Musumeci, che sarà il padre del protagonista: “anche se ha un figlio adulto, sarà sempre il padre a vita. E Antonella Attili, che interpreta la proprietaria del ristorante, a Scopello, “sito di bellezza inaudita”.

“Quello che ci ha conquistato, superata l’incertezza di tornare a fare dei gialli siciliani – dichiara Francesco Bruni, sceneggiatore di questa serie ed anche de “Il commissario Montalbano” -, è un po’ anche la curiosità di vedere Michele Soavi impegnato nei toni di commedia: ci ha conquistato la pagina di Gaetano Savatteri, in particolare lo humor che ha anche poco di italiano, per certi versi. E’ una serie che dà molto più spazio alla commedia rispetto a Montalbano, che dà molto spazio ai personaggi secondari, interpretati da attori che hanno fatto rendere la pagina al meglio”.

Claudio Gioè sarà ancora un investigatore, ma, sottolinea, “mentre per gli altri personaggi era un investigatore per lavoro, in questo caso sarà un’indagine culturale e su se stesso. E’ un fustigatore dei luoghi comuni relativi alla Sicilia. Savatteri ha raccontato una Sicilia contemporanea che cerca di affrancarsi dai luoghi comuni. Questione principale del Mezzogiorno d’Italia che cerca una propria identità e un proprio futuro, senza il quale quello del Paese non credo sia possibile. E Savatteri trova anche i colpevoli che fanno un po’ rallentare questo progresso. L’indagine è un po’ una scusa per guardare alla Sicilia e mettersi allo specchio”.

“Questa serie – aggiunge – mette una nuova luce sulla Sicilia, una Sicilia che cerca di affrancarsi: il personaggio di Lamanna è un po’ un traghettatore in questo senso. Questo personaggio – prosegue – è veramente un invito a nozze per qualsiasi attore: ironico, divertente, pieno di sfaccettature, con un aspetto sentimentale, drammatico, un personaggio molto sfaccettato. Insomma per me è stato una favola interpretare questo personaggio, riesce a raccontare questa Sicilia che conosce, molto in sintonia con le mie corde”.

La Sicilia, il paesaggio protagonista anche in questo caso (anche nella musica, visto che la sigla è stata scritta da Ignazio Boschetto de Il volo, gruppo che la interpreta): e quando viene chiesto se si intenda proseguire solo sulla “tendenza sud” che riguarda la serialità, alla risposta di Maria Pia Ammirati (“non sarà il sud l’unico punto scelto, nelle prossime serie ci sarà Milano, il Veneto, ecc. Cerchiamo di fare una vera e propria mappatura del Paese. Credo che il nostro sia un servizio pubblico anche per questo”), fa eco Degli Esposti: “Dal punto di vista regionale, alle nostre produzioni mancano due regioni, Abruzzo e Sardegna; la nostra produzione ha spaziato in tutto il resto delle regioni italiane. Uno dei contesti più potenti è la Sicilia, ma sono affezionato soprattutto alla letteratura siciliana. Primo gradino fondamentale per raggiungere la qualità è la scrittura”. Ma soprattutto spiega il suo amore per la Sicilia: “penso che sia la terra che raccoglie di più l’essenza dell’italiano”. Come sottolinea anche Soavi, citando Sciascia: “La Sicilia continua ad essere metafora dell’Italia”.

Aggiunge ancora il produttore, alla nostra domanda sull’importanza del rapporto tra audiovisivo e territorio per lo sviluppo dei territori stessi: “Oltre all’aspetto di riscoperta di tutti gli angoli dell’Italia in chiave turistica, è importante arrivare al grande pubblico con tutte le differenze che compongono la diversità italiana, ma con la voglia di andarle a riscoprire e sentirsi più fortemente italiani”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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