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Lo sport come metafora in “Spingi e respira”, in scena al Siracusa

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Lorenzo Praticò“La montagna è solo per pochi”, diceva Marco Pantani. C’è la solitudine della vetta, la fatica che strappa i muscoli e strozza il respiro e poi la discesa, che è insieme sollievo e pericolo ad ogni sbandata. Nello sport come nella vita. In questo parallelo si muove la prima prova drammaturgica di Lorenzo Praticò. L’attore e autore reggino, sabato 12 aprile, alle ore 21.00, porterà al Teatro Politeama Siracusa di Reggio Calabria, a distanza di poco più di un anno dalla prima, “Spingi e respira”, realizzato con la co-regia di Gaetano Tramontana, per una produzione targata Lorenzo Praticò e Spazio Teatro.

Lo spettacolo è il secondo appuntamento della stagione di prosa “RivelAzioni”, inserita nella programmazione integrata dell’Horcynus Festival 2014, che dopo il debutto con la compagnia trapanese Marino/Ferracane presenta al pubblico, sul palco del più antico teatro cittadino, una delle produzioni calabresi più interessanti dell’ultimo anno.

“Spingi e respira” è un racconto teatrale ambientato nel mondo del ciclismo, un inno a uno degli sport più faticosi di tutti i tempi, che diventa emozione pura e insieme percorso di formazione e maturazione. Il ciclismo viene raccontato come metafora dell’esistenza, della lotta interiore, dei rapporti umani, in un percorso fatto di cadute e risalite. Solo chi è capace di soffrire e resistere sa, come un ciclista, che la salita prima o poi finirà. E lungo ogni metro macinato, il refrain è sempre lo stesso: spingi e respira.

Il testo nasce dall’incontro tra l’autore e un quadro di Francis Bacon che raffigura un ciclista, nasce dal rapporto tra un figlio e un padre, nasce dalla ricerca di parole e di gesti che si adattino meglio alla vita e ai suoi tempi. E come nella migliore delle tradizioni, nasce da un amore  non corrisposto.

La bicicletta è il primo destriero di cui l’uomo moderno ha memoria. Il fascino delle impennate, delle sgommate, delle gare, che lasciano segni sulle ginocchia della maggior parte dei ragazzi, è lo stesso che subiscono gli adulti di fronte ad ogni Gran Premio della montagna del Tour de France o del Giro d’Italia. E dietro la fatica di ogni salita, come dietro il taglio di qualunque traguardo, c’è un percorso di vita.

In una scena composta da elementi essenziali ma evocativi, a cura di Giuseppe e Marcella Praticò, scorre via questo percorso, tra il sudore (vero) di Praticò, le illustrazioni del “Racconto di Sara” di Fabrizio De Massimo e frammenti di video sugli anni d’oro del ciclismo italiano, quelli della rivalità tra Coppi e Bartali e delle imprese straordinarie di Fiorenzo Magni, il “Leone delle Fiandre”, in un suggestivo montaggio curato da Lucio Lepri.

“A poco più di un anno dal debutto – sottolinea Lorenzo Praticò presentando lo spettacolo – il mio ciclista corre ancora a Reggio, con qualche variazione esterna e interna. Si torna a correre con nuovi chilometri e nuovi cieli addosso e dentro, nuove domande e nuove montagne ma con gli amici di sempre. Per le sue dinamiche il ciclismo offre una varietà di punti di vista e di spunti che sono molto più simili alla vita rispetto ad altri sport. Se qualcuno avesse domandato a Magni il perché di tutto questo interesse, probabilmente il campione avrebbe risposto che nel ciclismo c’è la vittoria e la sconfitta, la passione e il dubbio, l’amore e l’amicizia, e la lotta e il sudore e il sangue, le risate e le lacrime, insomma … c’è la vita”.

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