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Horcynus Festival, chiusura con l’arte di Isgrò

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Per l’ultimo appuntamento dell’edizione 2013 dell’Horcynus Festival, si inaugura giovedì 8 agosto alle ore 20.30, presso il Padiglione Epigrafico del Museo Archeologico Regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea” di Lipari, l’installazione multimediale “Epigrafi cancellate da api scatenate” di Emilio Isgrò in collaborazione con Stefano Roveda. L’opera sarà fruibile sino al 6 ottobre 2015.

Le antiche testimonianze di scrittura provenienti dalla necropoli greca dell’isola incontrano le tecnologie digitali dell’arte contemporanea applicate in ambito museografico, in una sintesi di contaminazione tra segni e stili diversi.

L’evento è stato promosso dalla Fondazione di Comunità di Messina, insieme all’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, al Parco Archeologico delle Isole Eolie e delle Aree archeologiche di Milazzo, di Patti e dei Comuni limitrofi. La Fondazione di Comunità di Messina cura anche la realizzazione e l’organizzazione dell’evento. «A partire da questa installazione e dalla collaborazione con Emilio Isgrò e Stefano Roveda – dice Gaetano Giunta, segretario generale della Fondazione di Comunità di Messina – nasceranno percorsi di economia civile capace di includere soggetti deboli, trasformando esistenze vulnerabili in esistenze generative. Pensando alle api, sarà un momento di “impollinazione” per lo sviluppo umano di questa parte della regione».

La cancellazione di Isgrò – cifra inconfondibile dall’artista siciliano e del “duello” instaurato da oltre cinquant’anni con le parole e le immagini – per la prima volta apparirà al pubblico in movimento. La “cancellazione mobile” è l’ultimo atto della lunga trasformazione di quel gesto che all’inizio degli anni Sessanta nasce più per svelare che per coprire e che gli ha permesso di diventare uno degli innovatori del linguaggio artistico italiano del secondo dopoguerra insieme a Lucio Fontana e Piero Manzoni.

“Non è la prima volta che uso le api per le mie mostre , ma in questa occasione si tratta di api eoliane e siciliane, cioè di insetti in grado di sopravvivere all’inquinamento che sta distruggendo tutte le altre api del mondo. Come se la sapienza millenaria di cui le api sono portatrici – dichiara l’autore – suggendo il miele dai fiori delle grandi culture mediterranee – da quella greca a quella araba, da quella fenicia a quella normanna – potesse ancora lanciare un segnale di fiducia a un’Europa che sembra sgretolarsi sotto il peso della sua stessa storia”.

Giovedì 8 e venerdì 9 agosto, nel cortile esterno del Padiglione, tra epigrafi e sarcofaghi, Emilio Isgrò leggerà il canto di Eolo tratto dal libro X dell’Odissea di Omero, da lui tradotto in lingua siciliana. Durante il reading sul volto dell’artista saranno proiettate le immagini di uno sciame di api intente a “cancellare” le celebri iscrizioni delle epigrafi.

L’installazione, curata da Marco Bazzini e realizzata da Stefano Roveda, è un progetto multimediale creato appositamente per il Padiglione Epigrafico del museo archeologico di Lipari, uno dei luoghi più affascinanti della Sicilia, spesso non accessibile al pubblico. La riapertura di questo spazio diviene così teatro di un’originale offerta culturale e di sviluppo locale. Un nuovo appuntamento che dimostra quanto Isgrò sappia vivere consapevolmente il nostro tempo, a poche settimane dall’apertura della grande mostra antologica, Modello Italia, che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma gli ha dedicato, come merita uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana.

Della cancellatura Isgrò dice: “Alle origini, probabilmente, essa non fu che un gesto: uno dei tanti gesti che gli artisti compivano un tempo per segnare di sé il percorso della vita e del mondo”. E continua: “Essa mi si è di fatto trasformata tra le mani anno per anno, minuto per minuto, piegandosi meglio di quanto volessi o sperassi al mio desiderio d’artista”.

Il cancellare è dunque un gesto contraddittorio tra distruzione e ricostruzione. Le parole e successivamente le immagini, non sono oltraggiate dalla cancellatura ma attraverso questa restituiscono nuova linfa a un significante portatore di più significati: l’essenza primaria di ogni opera d’arte. Scrive il curatore Marco Bazzini: “il segno di Isgro è proibitivamente popolare e pittoricamente inibitorio, arriva a risultati pittorici senza cedere alla pittura”.

Le api di Isgrò sono segni positivi, proprio come le cancellature, e ne costituiscono semplicemente un’evoluzione nel tempo. Evocano da sempre l’operosità e il lavoro collettivo necessario alla realizzazione del miele, alimento nutritivo per eccellenza e cibo che abbraccia una larga simbologia, oltre ad avere strette relazioni con la storia dell’isola di Lipari.

Le api suggono il polline del luogo, le memorie del tempo e della cultura, per trasportare metaforicamente il tutto di paese in paese, di popolo in popolo, fecondando nuove possibilità di vedere il mondo e spalancando le porte a una sapienza incorrotta. Le epigrafi diventano così un supporto inedito per la cancellatura di Isgrò, e si pongono all’origine della scrittura, testimoni di un passaggio drammatico tra la vita e la morte.

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