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“Lei mi parla ancora”, l’inno all’Amore firmato da Avati

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148729984_1042196039619156_8855563063650285513_nLEI MI PARLA ANCORA – Il nuovo film di Pupi Avati è un inno all’Amore, quello con la A maiuscola, quello come non ne esistono più. Può sembrare anacronistico ma è tutto vero, infatti il film prende spunto dal libro, pubblicato dalla casa editrice di Elisabetta Sgarbi (sorella di Vittorio), scritto dall‘’anziano padre, che racconta ad un ghost-writer (il sempre ottimo Fabrizio Gifuni) la sua bellissima storia con la sua Caterina, detta “la Rina”, dopo la morte di questa, a cui non sa rassegnarsi. Nino, ormai ultra ottantenne, accetta con diffidenza, almeno all’inizio, “l’intrusione” di quest’uomo nel suo bellissimo casolare della bassa padana, dove ha trascorso tutta la sua vita con Rina. E lo scrittore accetta inizialmente solo per soldi e per la richiesta della stessa Elisabetta (una matura Chiara Caselli, perfettamente aderente al ruolo), con la cui casa editrice spera di pubblicare finalmente il suo romanzo. Questo il plot, ma questo nuovo progetto di Avati non si sofferma tanto sui racconti di Nino quanto sulle atmosfere, gli sguardi, i non detti, tutti i particolari poetici con cui sa restituire con delicatezza le sfumature di una tenera storia d’amore durata 65 anni. Così, tra passato e presente assistiamo alla nascita dell’amore tra Rina (da giovane la perfetta Isabella Ragonese, da anziana l’icona Stefania Sandrelli) e Nino, interpretato da Lino Musella nei frammenti da giovane, mentre da anziano è uno straordinario, inaspettato Renato Pozzetto al suo primo ruolo drammatico. Come sempre in Avati le parti più riuscite sono quelle del passato, con le sue accurate descrizioni delle atmosfere dei tempi che furono (la musica dell’ epoca, la ricostruzione delle sale da ballo, i caratteri dei familiari di Nino). E poi i personaggi di contorno della vita di Nino anziano, le governanti, il tuttofare (bravissimo Nicola Nocella), e la sua splendida casa-museo, contenente opere d’arte di tutti i tipi.

148600966_172854841269763_7823519253726814701_nAvati è sempre eccellente nel non strafare, non cade mai nel patetico, non strappa mai una lacrima con facilità. Ma la bellissima storia d’amore di Nino e Rina, e la loro convinzione di essere “immortali” (non vi spoileriamo il motivo) con la sua tenerezza conquista il cuore dello spettatore. E il film chiude il cerchio perfettamente con le ultime parole pronunciate da Pozzetto, una bellissima frase di Cesare Pavese: “L’uomo mortale non ha che questo di immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”.

Francesco Arcudi

 

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