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Incontro delle Muse sul tema della ricerca scientifica

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1187236_782466235097457_588995602_nAlle Muse un importante momento dedicato all’amore  per la  ricerca scientifica e per il mondo degli animali.

Domenica scorsa, la manifestazione “Gjmala…dall’oriente naturalmente”, voluta dal Laboratorio delle Arti e delle Lettere Le Muse, ha animato l’ennesimo appuntamento delle Piazze Domenicali.

“Un ospite questa sera – ha dichiarato Giuseppe Livoti, presidente Muse -, che ha fatto discutere molto sulle sue scelte lavorative, tanto che la Repubblica, la Stampa, l’Espresso, Visto, Gente, i Tg Rai ed il mondo scientifico in genere, lo hanno attenzionato per la sua innovazione nel campo della medicina. Giovanissimo, catanese, originario di Aci S. Antonio, laureato in medicina veterinaria con tesi sperimentale ed un lavoro in una struttura ambulatoriale. Questo è Santo Fragalà, ormai personaggio nazionale ed anche europeo, poiché il suo allevamento di dromedari è l’unico in Italia e secondo in Europa”.

” All’inizio – dice Fragale – venivo visto come un giovane che voleva giocare con il mondo degli animali, uno che osava troppo e forse anche un innovatore. Ma alle innovazioni occorre abituarsi. Mi sono sempre occupato di animali esotici. Fu un articolo della FAO che definiva il latte di dromedaria una panacea per molti mali e la richiesta da tutta la comunità mondiale di una maggiore produzione, che mi convinse a studiare questa problematica. Da qui partii a documentarmi e la voglia di intraprendere questa attività è stata una cosa libera, spontanea e conseguenziale.

Il dromedario è di grossa mole da gestire, occorre esperienza, poiché chi crea un allevamento mette a rischio se stesso e gli animali.

E’ accertato che storicamente il dromedario, ha vissuto anche nella nostra penisola, anche se si è evoluto nel deserto del Sahara. Si è riprodotto maggiormente nella penisola araba e, vari ritrovamenti fossili ed un bassorilievo ritrovato all’Aquila nel I secolo a.C, testimoniano la loro presenza, molto tempo prima in Italia.  La famiglia fiorentina dei Medici creò un allevamento ed anche alcuni pontefici amavano consegnarlo come regalo o come animale da soma. Nel 1976 è morto l’ ultimo esemplare in Italia, a San Rossore in provincia di Pisa, non ci furono più allevamenti ed il dromedario, divenne solamente un animale di moda nei circhi. Il mio è un  allevamento da reddito, non da circo. E la collaborazione con l’Università di Messina dimostra il volere promuovere le proprietà del latte di dromedario su tutto il territorio italiano”.

“Oro bianco del deserto” hanno ribadito le due collaboratrici del dott. Fragale, alla conversazione delle Muse: la nutrizionista Francesca Di Grazia e l’estetista Simona Messina. Le due esperte hanno menzionato le importanti proprietà. “Cinque volte più ricco di calcio rispetto al latte vaccino, tre volte più ricco di vitamina c , povero di lattosio e caseina, ricco di grassi polinsaturi a catena corta, latte che possiede proteina molto simile all’ insulina umana ed in più numerosi oligoelementi”.

Nell’estetica,  Simona Messina ha puntualizzato come tale prodotto ha un’azione emolliente, nutriente ed elasticizzante.

Dunque, una serata, alle Muse – si legge ancora in una nota – animata da un dibattito aperto, che è servito ad avvicinare un pubblico che disconosceva le proprietà organolettiche di un elemento poco conosciuto ed infine, la scoperta di un giovane medico, vero e proprio – fenomeno culturale- che  porta avanti le sue idee con passione e scientificità”.

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