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“Il re”: la recensione della serie con Luca Zingaretti

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il-re-2Nuovo personaggio, nuova serie, nuova produzione, nuovo broadcast: Luca Zingaretti, chiuso il percorso con Montalbano, è protagonista della serie “Il re”, in onda su Sky e in streaming su Now dal 18 marzo.  ”Il re” del titolo è Bruno Testori, direttore di un carcere, con una propria visione della giustizia, che amministra facendosi quasi re, appunto, quasi Dio.

Le premesse sono quelle di una serialità innovativa, alla ricerca di linguaggi differenti: per finalizzare gli intenti, si guarda sempre più a modelli statunitensi, con il rischio di perdere una connotazione propria, non solo nella messinscena, ma anche nel racconto. Si punta, in questo senso, molto sull’aspetto della costruzione visiva, delle luci, delle scene, seguendo, in questo ambito, lo stile del regista Giuseppe Gagliardi, già autore della trilogia “1992″, “1993″, “1994″ e di “Non uccidere”. L’impronta è quella di un percorso visivo che sottolinea quello del protagonista (o dei protagonisti), necessariamente – secondo quella che è ormai una tendenza globale – problematico, dall’aspetto duro, ma che cela conflitti interiori. Lontano da Montalbano, senza dubbio, nella crudezza, nel suo essere estremo. Ma poi i punti di connessione, come rilevato da qualche collega della stampa durante la presentazione, esistono: in quella visione di giustizia che non sempre segue le regole, pur se Montalbano non consentirebbe mai a se stesso di oltrepassare certi confini, dimostrando, comunque, come si possa essere personaggi tridimensionali e complessi anche mantenendo una correttezza di intenti, senza che ciò significhi “buonismo” o retorica. E soprattutto come si possa essere reali. Su questo punto, infatti, la visione di Zingaretti è solo parzialmente condivisibile: Montalbano va oltre la maschera, va oltre la commedia dell’arte. Non dimentichiamo tante connessioni con fatti reali, tanti aspetti della realtà trattati con un’intensità ed uno sguardo verso l’umanità davvero rari. Sentimenti, aspetti strettamente legati anche alla matrice letteraria di Montalbano, che ne connota sicuramente la traduzione artistica. Reale mediato dall’arte e dalla sua metafora: caratteristiche che si riscontrano anche in un altro racconto di ambientazione carceraria, il recente “Ariaferma”, considerato uno dei migliori film di questa stagione.

“Il re” parte da un approccio differente, come si diceva in precedenza: ed ha la sua forza in un cast di attori di alto livello (impegnati anche in molte serie delle reti generaliste: dalla grandissima prova di Luca Zingaretti che “duella” in scena e bravura con Anna Bonaiuto, a Isabella Ragonese, Barbora Bobulova, Giorgio Colangeli), che consentono – specialmente nel tratteggiare il protagonista – di tenersi lontani dal rischio di rendere i personaggi bozzettistici o sopra le righe. Indubbiamente è questa la forza della nuova serie, che potremmo definire un prison drama che cede spesso il passo a un crime, rilanciando linee narrative cui il pubblico è più abituato, ma vestendole di un’atmosfera cupa che ricorda, invece, altri prodotti contemporanei. Un’opera di genere, come più volte affermato anche in conferenza stampa, ambiziosa e che, nella costruzione, guarda sicuramente ad un pubblico internazionale, mantenendo un’aura più universale (pur se il glocal è oggi quello che sembra cercare la platea estera). E un attore così carismatico ad interpretarla è certamente un valore aggiunto, anche in chiave internazionale.

 

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