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“I rifiutati calabresi” in mostra nell’ambito della Festa del mare

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Una mostra che nasce per creare un momento di congiunzione per l’arte calabrese, intesa non come elemento identificativo del luogo di nascita degli autori, o non solo, ma come luogo di crescita dell’arte, come linfa per l’arte, e come terreno di conoscenza: perché “solo chi vive un contesto può conoscerlo, ricordarlo e farlo conoscere ai più”. Così si esprimono il critico d’arte Giuseppe Livoti, docente presso l’accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, e la sua collega Romana Buttafuoco, curatori della mostra “Rifiutati calabresi”, in corso fino al 15 agosto a Gallico, nell’ambito della Festa del Mare. Un titolo che sottolinea la presenza, quali autori invitati alla manifestazione, di artisti esclusi dal Padiglione Calabria della 54° Biennale di Venezia. “Eccellenze dimenticate”, che non sono state incluse in quella mostra, che “provengono  dalle varie province calabresi ed attestano il ruolo che hanno avuto le Accademie di Belle Arti di Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia”: il tutto parte dalla iniziale constatazione di Livoti, qualche mese prima dell’inaugurazione della mostra, della scelta di pochi artisti reggini tra i partecipanti. Da qui, il dibattito più ampio, il coinvolgimento delle Accademie di Belle Arti e la decisione, “da critico indipendente e docente, di aprire un dialogo con il territorio calabrese”.

Livoti e Buttafuoco, analizzando i nomi di coloro che erano stati esclusi dalla Biennale, comprendono “che rappresentavano uno spaccato importante dell’arte calabrese. Non pensiamo che questa mostra rappresenti tutta l’arte calabrese, né siamo contro la Biennale, ma crediamo di aver ricucito uno strappo con il territorio”, sottolinea il critico.

Un’esposizione, dunque, che vuole costruire, ricucire. Proponendo, come si diceva, uno spaccato importante dell’arte contemporanea nata o cresciuta in questo territorio, un excursus nella storia artistica della regione: in uno scenario che guarda al mare, sia come location che come suggestioni e ambientazioni, la mostra si snoda tra i percorsi pittorici, i viaggi artistici di 13 esponenti del grande panorama calabrese.

Dalla modernità del taurianovese Giuliano Zucco, alle suggestioni visive e cromatiche della catanzarese Marisa Scicchitano, ad uno dei pittori storici di Vibo, Reginaldo D’Agostino, all’arte di Saro Lucifaro, passando per Rocco Zucco, per le intense opere, che spaziano dal richiamo marino al tema preferito, quello dei galli, di Adele Canale, per Saverio Di Francia, artista informale della scuola di Vibo.

E ancora, a sottolineare ulteriormente il concetto della territorialità che prescinde dalla nascita in un luogo (secondo i criteri di selezione della Biennale, si legge nella nota di presentazione della mostra, “i padiglioni regionali avrebbero dovuto ospitare artisti nati e vissuti nella regione dove espongono, anche se poi tale indicazione non è stata seguita”), la presenza di due opere che colpiscono per la forza del tratto e del colore, quelle di Erem Milika.

E poi il vibonese Antonio Soluri, Antonino Iaria, Salvatore Scullari, il reggino Sandro Stivala. Nelle sale di uno storico locale di Gallico, recuperato ad attività espositive, i dipinti si mostrano accanto ad opere scultoree realizzate dal presidente dell’Accademia di Vibo, Michele Licata.

Insomma, l’arte calabrese protagonista: e non solo in questa location, perché l’iniziativa avrà un seguito presso il Castello Ruffo di Scilla e Palazzo Nieddu a Locri, con gli stessi autori, ma con opere diverse. Ma sempre all’insegna di una creatività che trae linfa da questo territorio.

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