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“I racconti dell’aviatore”: favola, teatro e creatività

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Quando la favola incontra il teatro, diventa un percorso magico, che dà la sensazione di potere quasi entrare in un sogno, di poterlo toccare. Un percorso attraverso un viaggio immaginario, attraverso personaggi che, pur se fantastici, ci riportano, con le loro frasi, i loro pensieri, ai valori, ai sentimenti più veri. Un’atmosfera di sogno, per riflettere sul reale. Un’atmosfera in cui il sogno, il racconto, la realtà sono diversi piani che si intersecano, per spiegare, ai bambini e agli adulti, il valore di qualcosa che resta universale: l’amicizia.

L’atmosfera che ha affascinato gli spettatori è quella de “I racconti dell’aviatore”, secondo spettacolo che SpazioTeatro ha dedicato ai ragazzi, ma che ha saputo conquistare anche i “grandi”. Perché lo spettacolo, con la sua accuratissima realizzazione scenica, con la sapiente cura nella costruzione dei tanti personaggi, si svolge su più livelli, come dicevamo, e può anche essere letto su diversi piani: quello della favola, che si rivolge ai più piccoli, e quello del messaggio, che può (e deve!) arrivare anche agli adulti. Ed è così che l’aviatore che ci racconta il suo incontro con il ragazzo, quest’ultimo che ci porta nei suoi viaggi tra i pianeti, e i variegati personaggi che incontra sulla sua strada, riescono a coinvolgere il pubblico in un sogno attraverso il quale comprendere, con semplicità, l’essenza della vita.

Un sogno che è universale, che nasce dalla favola, ma che viene reso in maniera originale e, appunto, molto coinvolgente: scene – che, per mezzo di tre sipari trasparenti che formano quasi dei cilindri, danno spessore e sottolineano i personaggi, contribuendo nello stesso tempo ad avvolgerli in un’atmosfera di sogno – e costumi (realizzati da Francesca Chiappetta e Marilena Barreca), nonché le luci, sono strumenti di un racconto che contribuiscono a concretizzare la grande creatività di Cristina Merenda che, alla seconda prova come regista, mostra di avere una visione precisa ed efficacissima della forza dell’”immagine teatrale”, come elemento che si integra alla perfezione con il testo e riesce a veicolarlo con efficacia. Regista, ma anche straordinaria interprete di differenti personaggi (dal monarca alla volpe), tratteggiati con cura, caratterizzati in modo da entrare nell’immaginario dei più piccoli, divertendo, ma nello stesso tempo, come dicevamo, rendendoli strumenti per veicolare con semplicità un messaggio. Differenti personaggi che tratteggia con abilità anche Gabriele Profazio, che dimostra tutta la sua poliedricità e la sua grande padronanza scenica, alternandosi nel ruolo dell’aviatore (abile pure a coinvolgere i piccoli spettatori) e in alcuni strani, eccentrici “tipi” che il ragazzo incontra nel suo viaggio. E poi, appunto, il ragazzo, dolce e un po’ svagato, che con la sua semplicità e il suo grande cuore ci accompagna in questo viaggio: Roberto Cavallaro, perfetto nel rendere le diverse sfaccettature del personaggio, esilarante quando è stupito, intenso quando è la parola amicizia a diventare protagonista, e che, oltre alle doti attoriali, dà dimostrazione al pubblico della sua grande voce.

Insomma, se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, è anche vero che quanto è andato in scena sul palco di SpazioTeatro è stata davvero un’emozione visibile e che non può sfuggire.

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