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I 25 anni del Circolo del Cinema “Zavattini”

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locandina-rassegna“Abbiamo sempre ritrovato nel nostro passato il senso profondo del rinnovamento. Abbiamo sempre rispettato la tradizione nel migliore modo possibile: tradendola. Una ricerca che trova giustificazione sin dalla radice delle due parole”.

Il Circolo del cinema “Cesare Zavattini” apre il 25° anno di attività con la rassegna cinematografica 2017-2018, all’insegna di una ricerca e di un impegno che continuano: dall’11 ottobre, ogni mercoledì, presso il Cinema Odeon (proiezioni alle 18 ed alle 21), si snoderà un nuovo percorso tra film e riflessioni.

“Quest’anno abbiamo voluto aprire altri orizzonti di sguardo, rivolgendoci alla distribuzione internazionale”. Inoltre, l’asse portante della rassegna, l’attenzione all’interno di questa ricerca “si è addensata attorno all’idea di racconto, di narrazione”: dal primo ciclo di film, “La scrittura dello sguardo”, passando per “Le forme della memoria”, arrivando a “La declinazione dell’altro”, si attraversa il cinema contemporaneo (senza dimenticare il passato) nelle sue molteplici forme narrative. E per mezzo di alcuni tra i più interessanti film prodotti nelle recenti stagioni: da “Les Ogres” (che aprirà la rassegna), vincitore del Festival del cinema di Pesaro 2016, allo spettacolare “11 minuti”, di Jerzy Skolimovski; dall’affascinante scoperta del cinema ritrovato in “Dawson City”, al pluripremiato “I’m not your negro“; dal viaggio nell’Italia densa di cultura di “Bella e perduta”, al nuovo cinema iraniano de “Il cliente” e di “Un mercoledì di viaggio” di Vahid Jalilvand, regista che, per la sua opera successiva, “No date, no signature”, ha ricevuto il premio speciale per la migliore regia nella sezione Orizzonti, all’ultimo Festival di Venezia; per finire con film acclamati dalla critica e dal pubblico, come “Personal shopper” ed “It follows”.

Come si diceva, inoltre, il Circolo celebra un traguardo importante, i suoi 25 anni di attività: e, per festeggiare, sceglie di proporre “un film tanto mitico da non essere da molti conosciuto, oggetto di ironico scherno che forse ne ha sottolineato la inimitabile forza espressiva e pluricitato nel cinema successivo, La corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenstejn”.

 

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