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Grande prova di Dario De Luca nel nuovo spettacolo «Và pensiero che io ancora ti copro le spalle»

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Va pensieroEclettico, versatile, capace di passare dall’ironico, il sarcastico, alla vena più malinconica, tra note e recitazione, senza contare la straordinaria capacità di “tenere la scena” e di innovare quella stessa scena con creatività e poesia: ancora un altro obiettivo centrato per Scena Verticale, ancora una grande prova per Dario De Luca, che ha chiuso la stagione di SpazioTeatro proponendo il suo nuovo spettacolo “Và pensiero che io ancora ti copro le spalle”. Un viaggio nel precariato, non solo lavorativo, nel mondo senza più punti di riferimento, anche personali, sociali, politici. Un viaggio – seconda tappa di una trilogia iniziata con “Morir sì giovane e in andropausa” e che proseguirà con un’altra fotografia generazionale che guarda al futuro – che si dipana attraverso un mezzo, quello del teatro canzone, di cui Dario De Luca si fa interprete e prosecutore di razza, concatenando con grande sapienza parti recitate e cantate (con canzoni perfette, nella costruzione musicale con toni swing e giusto dosaggio di arguzia e ironia), conducendoci in questo percorso nel mondo di oggi, tra ricerca di lavoro, invadenza di tv e social network, rapporti di coppia, politica alla deriva. Si sorride, si ride, ci si riconosce, si riflette: De Luca fa proprio il testo di Giuseppe Vincenzi, giocando tuttavia sull’”irresponsabilità” dell’attore nel pronunciare parole scritte dall’autore e dello stesso autore, che non pronuncia mai il suo testo. E dunque, l’unica cosa che può restare libera è in realtà il pensiero, quello che, nel titolo e all’inizio dello spettacolo, si “manda avanti”, come unico elemento che si può salvare.

E De Luca “salva” questo pensiero, che riesce a viaggiare attraverso il suo spettacolo, attraverso le note (con le musiche eseguite in scena da Paolo Chiaia) e attraverso quelle “ombre” proiettate, quelle immagini che prendono vita e interagiscono con l’attore, che riescono ad essere elemento di costruzione scenica efficace, innovativo e poetico, di uno spettacolo che, se ce ne fosse ancora bisogno, conferma l’alto livello di “Scena Verticale”.

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