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Gli antichi mestieri perduti

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Un viaggio tra gli antichi mestieri, tra quelli perduti o dimenticati. Nell’artigianato pieno di fascino o nel mondo rurale. Mondi da riscoprire e da far scoprire soprattutto ai più giovani. Se poi tutto ciò è messo in atto con un linguaggio che avvicina il lettore a questi mondi, in modo naturale, con un racconto che è diretto, allora lo scopo è raggiunto. E’ quanto riesce a realizzare  la giornalista Vittoria Ausilia Modafferi, nel suo volume “Gli antichi mestieri perduti – Racconti della tradizione calabrese”, pubblicato da Falco editore e presentato, presso la Libreria Culture, a cura del Centro internazionale scrittori della Calabria, presieduto da Loreley Rosita Borruto.

Nel libro, come evidenziato dalla relatrice Mila Lucisano, “si legge di tanta Calabria, evocata con dedizione ed amore”. Un’opera frutto di ricerca e che si articola in otto racconti, “ognuno dei quali incentrato sul recupero della memoria di antiche attività svolte in ambienti prevalentemente lontani dalla città. I protagonisti sono i bambini, in qualità di destinatari dei racconti affascinanti e coinvolgenti dei nonni. Un confronto generazionale molto felice, da cui si ottiene un effetto di tenera evocazione  di atmosfere di altri tempi”.

Si parla di mestieri come il mugnaio, il pastore, il ciabattino, la tessitrice: nei racconti ci si accosta quasi con magia, si entra in un’atmosfera che, appunto, affascina. Riaffiorano gesti e lavori, e poi il tutto viene ulteriormente spiegato attraverso un glossario, che affianca ogni racconto.

“Il libro ha il grande merito – ha sottolineato ancora la relatrice -  di non indugiare nella sterile nostalgia, quanto piuttosto di valorizzare il recupero di un vivere antico, di cui vengono  messe in rilievo la fatica e la severità del vivere”. Il passato, infatti, si incontra con il presente ed è questo anche l’obiettivo: rivolgersi ai giovani per far loro conoscere storia e tradizioni, ma rivivendole anche nell’oggi. E rivolgersi anche agli adulti, per riscoprirle e valorizzarle.

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