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Diari dal sud, progetto lirico teatrale andato in scena al Teatro Zanotti Bianco

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20140412_113732«Sono storie vecchie, talmente vecchie che finiscono per sembrare nuove». Così intona il rapper Mad Simon all’inizio dell’opera “Diari dal sud”, andata in scena al Teatro Zanotti Bianco di Reggio Calabria. La storia vecchia è quella di Gennaro Jovine e della sua famiglia raccontata in  Napoli milionaria, la celebre pièce in tre atti di Eduardo De Filippo, del 1945, cui lo spettacolo diretto da Serenella Fraschini liberamente si ispira.

La coproduzione del Centro Studi “Quasimodo” di Enzo Dè Liguoro e dell’Associazione culturale “Morgana Incanta”, diretta dalla Fraschini, è un lavoro sperimentale e ambizioso: un testo classico della commedia napoletana reinterpretato in chiave musicale, intrecciando generi diversi apparentemente inconciliabili e che, nell’adattamento del testo di Stella Iaria, mescola all’originale anche la versione di Nino Rota del 1977.

Una contaminazione di generi, dunque:  la musica dal vivo, la lirica e il rap si intrecciano alla recitazione, in un lavoro che vuole raggiungere un pubblico di varie fasce d’età. La lirica è quella espressa dal mezzosoprano Katia Riotto nel personaggio di Amalia, il rap di Simone Squillace, in arte Mad Simon, e l’interpretazione di Enzo Dè Liguoro nei tre personaggi, Gennaro, Settebellezze e il Brigadiere.

Questo dialogo tra le arti, che crea un’originale armonia, si avvale, inoltre, dell’accompagnamento dal vivo del pianoforte di Roberta Sainato.

È una storia di guerra, di patimenti, di miseria, di volontà di rivalsa e voglia di vita, ambientata durante il secondo conflitto mondiale a Napoli, e si prefigge di esplorare anche in chiave contemporanea il tema del conflitto tra bene e male, povertà e ricchezza, lecito e illecito, interrogandosi sulla linea sottile che intercorre tra il vivere e il sopravvivere.

Gli studenti del Liceo Classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria che hanno assistito alla matinée (nel pomeriggio, poi, la seconda rappresentazione), coinvolti dallo spettacolo, hanno successivamente dato vita a un bel dibattito con la regista e il cast, evidenziando proprio le chiavi di lettura più attuali del testo: la povertà del sud, la mancanza di prospettiva e la necessità di andare via per non farsi trascinare dalla malavita, simboleggiata nel testo dal contrabbando cui la famiglia si dedica, stretta dalle necessità, perché «così fanno tutti».

«Questo è un progetto in fase di studio e – hanno affermato la regista Serenella Fraschini e l’attore Enzo Dè Liguoro – nelle prossime settimane ci sarà anche l’ingresso di un altro regista e di un tenore per rendere ancora più avvincente una vicenda che rispolvera la nostra memoria storica».

Il lavoro si inserisce all’interno dell’esperienza del Teatro “Don Bosco” di Bova Marina che è stato la sede di una vivace stagione teatrale sotto il coordinamento artistico di Enzo Dè Liguoro, in collaborazione con la Provincia di Reggio Calabria, i comuni di Bova, Bova Marina, Condofuri e Palizzi, e le scuole del comprensorio.

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