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Danio Manfredini si racconta al pubblico

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«Non faccio gli spettacoli per sensibilizzare la gente, poiché sono io che devo ringraziare i personaggi in scena che stanno dentro di me e rappresentano il nostro disegno sociale». Si racconta così al pubblico del Teatro Zanotti Bianco, Danio Manfredini, al termine di “Tre studi per una crocifissione”, spettacolo realizzato con la collaborazione di Andrea Mazza, Luisella Del Mar, Lucia Manghi, Vincenzo Del Prete, distribuito da La Corte Ospitale e inserito nella stagione 2012/2013 della Compagnia Scena Nuda diretta da Teresa Timpano.

«Penso che l’arte – spiega il maestro – permetta di non negare il tipo di condizione che abbiamo dentro e di liberarci dalla repressione di tutta una vita». E questo assunto trasuda nello spettacolo che Manfredini mette in scena da 30 anni, «una storia che mi porto dietro da tanto tempo – dice – e che ho ridipinto molte volte, reinterpretandola sempre in maniera diversa».

Dall’opera pittorica di Francis Bacon, il maestro riprende il titolo e l’idea. « Bacon ha accostato tre dipinti di altrettante figure che evocano una condizione drammatica. Ho ripreso il modello del trittico per parlare di personaggi del mio tempo, più vicini alla nostra condizione contemporanea».
Il primo studio nasce da un’esperienza di vita di Manfredini. « Per 12 anni ho insegnato pittura in un istituto psichiatrico e mi sono ispirato ad un paziente che ho conosciuto da vicino e con cui sono rimasto in contatto per molto tempo». Un personaggio rinchiuso nella solitudine di una stanza piena di sedie, che si lascia vincere dalle parole in libertà, che si interroga – inconsapevolmente –  sulla sua infanzia, su Dio e sulla sua sofferenza. «Siamo nati per soffrire e se siamo tristi abbiamo i nostri motivi».

La solitudine aleggia anche nel transessuale Elvira, figura ispirata ad un personaggio del cineasta tedesco Fassbinder. La storia di un orfano che pur di avere un pò d amore si evira, un uomo che vive nell’incertezza parlando alla madre che non l’ha mai voluto.

Infine il terzo studio, ispirato ad un personaggio del drammaturgo francese Koltès. Sotto la pioggia, un extracomunitario dà libero sfogo ad un flusso di pensieri che si perdono in una grande città europea tra strade, parchi, barboni e polizia.

«L’ unione tra le storie – conclude Manfredini – é la solitudine, ma anche l’esclusione sociale rappresentata in scena da due cavi di acciaio che formano una X davanti al palcoscenico».

Gli appuntamenti al Teatro Zanotti Bianco continuano con  il Laboratorio teatrale rivolto ad attori, che Danio Manfredini condurrà per l’intera settimana, fino al 22 marzo.

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