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Dalla metafora sportiva ad un classico teatrale

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Dalla metafora calcistica ad un classico teatrale: nuovi appuntamenti che si susseguono all’interno della stagione di Spazioteatro, dal titolo “Presenze”.

La metafora calcistica è quella di “Juve-Napoli 1-3″, la rappresentazione proposta dal Teatro delle Forme lo scorso fine settimana.

Una metafora, quella sportiva, che riesce spesso, meglio di ogni altra, a proporre dualismi, contrasti, differenze, ostacoli della vita da superare, speranze e forza di volontà. Come nel caso dello spettacolo che ha visto come protagonista Antonio Damasco: una narrazione divertente, a tratti esilarante, di una partita storica, quella del titolo appunto, vissuta però come una vittoria metaforica, come un riscatto sociale. Uno spettacolo agile, divertente, come si diceva, che si regge sulla grande vèrve e padronanza del palco del protagonista, ma che viene supportata anche dalla scelta di inframmezzare il racconto con immagini e racconti video che ben rappresentano quella passione, quella speranza, tipica del tifoso. E anche quella disillusione, a tratti quella rassegnazione, quella attesa di un “miracolo” che, però, a volte può divenire realtà.

Dalla metafora calcistica ai classici, si diceva: infatti, il prossimo appuntamento della rassegna vedrà il ritorno del Teatro del Sangro che, dopo “Operai oggi”, messo in scena lo scorso anno, proporrà sabato 12 e domenica 13 febbraio “L’Avaro”.

Nell’approcciarsi al classico di Molière, Angelucci Marino lo contamina con la Commedia dell’Arte e, al tempo stesso, ne investiga il valore di critica della società, rivelando una sconcertante attualità. I piani dell’azione si sdoppiano: accanto al piano reale, caratterizzato dalla presenza degli attori, la regia sceglie di dislocare un altro piano della narrazione, con protagonisti i burattini manovrati dagli stessi attori; a questo secondo piano è delegata la sintesi di alcuni dei punti essenziali della narrazione.  Si conserva così l’equilibrio del racconto: il tema dominante è quello del possesso, dell’avere, tutto può essere trasformato in denaro, anche i figli, gli amici. Una vera passione devastatrice che soffoca ogni sentimento e annulla la coscienza. Seguendo e deformando lo scheletro del testo originario, Angelucci Marino crea uno spettacolo ambientato nel settecento abruzzese, in un equilibrio carico di tensione scenica, tra realismo e visionarietà”.

In scena, lo stesso Angelucci Marino, insieme a Tommaso Bernabeo e Rossella Gesini.

Allo spettacolo è, inoltre, collegato il Seminario-laboratorio di Commedia dell’Arte condotto da Stefano Angelucci Marino, che si svolgerà dall´11 al 13 febbraio.

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