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Dalla Festa del Cinema di Roma – “Il vizio della speranza”

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"Il Vizio Della Speranza" Photocall - 13th Rome Film Fest“Il vizio della speranza”

Presentato alla Festa del Cinema di Roma il primo film italiano, la nuova opera di Edoardo De Angelis, che segue il suo fortunatissimo “Indivisibili”. Si tratta di una bellissima “parabola”, come la definisce in conferenza stampa lo sceneggiatore Umberto Contarello. E come tale attinge all’arcaico, per essere universale e comprensibile a tutti. È la storia di Maria, una giovane donna costretta ad aiutare la “zia Maria”, un’anziana eroinomane che vende neonati a chi è disposto a pagarli, facendoli partorire a giovani extracomunitarie. Maria non si pone domande, vive in questo mondo squallido senza troppi problemi, finché accade anche a lei di restare incinta. A quel punto tutto cambia, e la donna cercherà di cambiare la sua triste esistenza a costo di rischiare la sua stessa vita.

Dopo il successo di pubblico e critica del suo precedente film, De Angelis era atteso al varco, ma con quest’opera supera brillantemente la prova. Un’opera come dicevamo universale, di grande spessore, piena di umanità e spiritualità. Il tema della maternità viene stavolta declinato in modo originale rispetto a quanto accade di consueto, in quanto, come spiegato da sceneggiatore e regista, la storia si discosta molto dall’idea che un figlio arrivi a quando ha “la culla pronta”. In questo caso invece il messaggio è che un figlio arriva quando deve arrivare, ma anche – come ripete la spietata zia Maria – madre è anche chi desidera un figlio non solo chi lo porta in grembo. E il racconto viene fatto tramite immagini potentissime, di una bellezza struggente, con inquadrature scelte ad hoc e lunghi piani sequenza. E in un film sulla maternità non potevano le protagoniste non essere della massima importanza. A partire dalla grande Marina Confalone, che con la sua esperta arte recitativa sa conferire comunque una certa dose di umanità alla feroce Zi’ Marì. Così come Cristina Donadio (la Chantal di “Gomorra”), che rende la mamma della protagonista forse ancora più terribile – sia pure in modo inconsapevole – della boss della Confalone. E infine la protagonista Pina Turco (moglie del regista) che regge l’intero film sulle sue spalle, con un’intensità insolita per un’esordiente o quasi. Il suo sguardo, le sue espressioni, le sue – poche – parole e la sua presenza perenne quasi in ogni scena del film contribuiscono a renderlo doloroso e indimenticabile.

Francesco Arcudi

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