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Dibattito su comunicazione e cultura

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Comunicazione e cultura: il tema centrale del nostro dibattito, il tema che ha dato vita, in pratica, al nostro blog.

Un dibattito che abbiamo voluto alimentare chiedendo ad alcuni relatori del recente convegno sulla letteratura, promosso da Pietre di Scarto, un loro parere. Alcuni di loro, tra l’altro, si occupano anche di televisione e di programmi culturali: dunque, un punto di vista di chi opera proprio nel settore.
A tutti abbiamo chiesto qual è il loro parere sul rapporto odierno tra comunicazione e cultura, con uno sguardo particolare al mondo della televisione. Queste le loro risposte.

Padre Antonio Spadaro
(fondatore della Federazione Bombacarta, cui aderisce Pietre di Scarto)

Certamente la cultura ha un portato di valori e di simboli, di simboli che esprimono valori. La comunicazione è portata a condividere questi valori e questi simboli. E’ un discorso estremamente complesso, certamente il bisogno di comunicazione oggi è molto forte, il rischio che vedo è che si consideri la pura connessione come comunicazione, sganciata, se vogliamo, dal peso dei contenuti. L’importanza oggi, secondo me, è di essere sempre molto chiari sul fatto che la comunicazione va costruita anche se la connessione è già presente.

Eraldo Affinati
(scrittore)

E’ uno dei punti dolenti. Diciamo che sono due mondi apparentemente inconciliabili, in realtà poi la cultura oggi dovrebbe avere delle forme comunicative nuove, dovrebbe riuscire a trovare delle forme nuove. E quindi secondo me è un processo in corso, cioè ora i grandi mezzi di comunicazione non hanno trovato, stanno cercando ancora, una forma ideale per fare cultura: quindi abbiamo magari dei contenuti che sembrano obsoleti, sembrano vecchi, e delle forme che sembrano avveniristiche, troppo nuove. Dovremmo riuscire a superare questo scarto e fare in modo che si possa parlare dei nostri grandi classici, in modo meno erudito, in modo meno accademico, meno polveroso, facendoli entrare dentro la nuova percezione contemporanea. Ecco perché io nel mio piccolo, nel mio prossimo libro, in fondo ho cercato di trovare questa sintesi tra la modernità e le radici nostre. E’ un lavoro difficile, che coinvolge le istituzioni, la scuola, le famiglie, lo Stato, e quindi è un lavoro che durerà almeno una generazione.

Saverio Simonelli
(responsabile dei programmi culturali di Sat 2000)

I blog: c’è chi diceva, un anno fa, “saranno soppiantati dai social network”. Abbiamo però ormai capito che nell’era della tecnologia non c’è qualcosa che cancella l’altra, ma integra. Poi, dopo un primo momento di innamoramento, dove sembra che tutti vadano su quello strumento di comunicazione, si ritorna a quello precedente, che magari ha fatto tesoro dell’esperienza fatta su quell’altra piattaforma. Quindi, non penso che una cosa cancelli l’altra. Vedo ancora vitalissimo il blog come modo di condividere le idee della letteratura: c’è stato un momento in cui hanno cominciato a raccogliere quella voglia tutta umana di scannarsi un po’ su certi concetti, per cui ci sono dei blog in cui si urlava un po’ troppo; la cosa più bella del blog è la sua possibilità, che è proprio quella che sta alla base, alla radice dell’invenzione e della proliferazione di internet, che è l’idea ipertestuale. Cioè il fatto che io possa cominciare una passeggiata letteraria da una pagina, per andare a finire su un’altra, che magari con quella di inizio non ha nulla a che vedere, ma che però ha creato una sorta di domino, che mi ha portato fin lì. E’ vero anche che c’è bisogno di una cultura verticale, che vada nella profondità, però oggi sappiamo quanto è importante riuscire ad accomunare, accomunare proprio cose. Ed il blog, per la sua apertura contemporanea ad altri blog, che a loro volta sono linkati a blog ulteriori, è un ottimo strumento per iniziare una navigazione, con l’idea di perdere la mia pretesa di essere il depositario assoluto di quella intuizione e di confrontarmi con altri mondi, che mi si aprono proprio in orizzontale, cominciare a camminare tra le idee degli altri, ovviamente rispettandole.

Il ruolo della tv: c’è una bellissima frase del comico Groucho Marx, che diceva “la tv ha un compito estremamente culturale, ogni volta che qualcuno l’accende io vado in un’altra stanza a leggere un libro”. Che è una frase bellissima, che profuma di altri mondi e di altri tempi.  Se noi sostituiamo all’idea di tv quella di schermo, possiamo dire che mai come oggi lo schermo aiuta l’idea di letteratura, perché è lo schermo del computer, dei vari strumenti tecnologici, che ci aiutano a scambiarci idee. Secondo me la tv ha una possibilità enorme, oggi, che nasce dal fatto di essersi impoverita. Nel senso che, con il digitale terrestre, con la possibilità di fruire di tantissimi canali, si è un po’ persa l’idea che per fare successo sia necessario avere un programma che fa 10 milioni di ascolto.  Gli esperti da qualche anno già parlano di nano-share: mentre una volta uno era contento del 30%, adesso uno è contento del 0,5%, dell’1%. Questo cosa vuol dire? Che se da una parte ci libera dalla dittatura del numero, dall’altra ci fa anche capire che non è necessario parlare alle moltitudini, ma si può cominciare a pensare di parlare a delle nicchie selezionate. Che però, attenzione, non sono nicchie chiuse – perché altrimenti sarebbe la morte – sono nicchie nel senso che sono persone che hanno un gusto, però le stesse persone non sono esclusivamente lì ad ascoltare me. Magari poi sono fruitori di musica, vanno a  teatro, al cinema. Cioè, c’è la possibilità di avere delle nicchie parlanti, intelligenti, che si scambiano di ruolo una con l’altra. Così si scoprirebbe, alla fine, sommando tutte queste nicchie, che si raggiunge ugualmente un numero grande. Se si assommano idee comuni, in una specie di network che si può aprire – so che è abbastanza un’utopia oggi, però potremmo incamminarci verso questo – si riscoprirà che si può parlare a persone, che hanno la possibilità di comunicare ad altre persone la stessa idea, se vogliamo quella dell’ipertesto del blog. Nicchie intelligenti che si sovrappongono e si scambiano idee. Questo penso che per la televisione sia oggi, anche con l’interattività, forse la possibilità. Poi magari tra un anno ci smentiranno nuove scoperte…

Alessandro Zaccuri
(giornalista di Avvenire e autore e conduttore della trasmissione “Il grande talk” su Sat 2000)

La cultura oggi viene molto raccontata, molto più di prima. Siamo poi in un momento in cui alcune delle risorse che abbiamo scoperto in questi ultimi 10-15 anni, ad esempio il ruolo dello scrittore, il piccolo divismo dello scrittore, stanno iniziando a diventare un po’ preponderanti. Se all’inizio poteva essere divertente trovare un grande scrittore trattato come una rockstar, adesso si ha l’impressione che molti vogliano diventare scrittori per essere trattati come una rockstar. Secondo elemento, secondo me, è che la letteratura continua o dovrebbe continuare ad essere un’arte della complessità, mentre invece, la comunicazione, per sua legge intrinseca, è uno strumento di semplificazione. La semplificazione della comunicazione tende a far trascurare molti aspetti della letteratura, che sono poi gli aspetti per cui la letteratura, con la sua differenza rispetto al mondo che la circonda, è ancora interessante: non perché è uguale ai processi comunicativi che noi conosciamo, ma perché introduce dei processi diversi che sono anche più affascinanti.
La tv  ha divulgato tantissimo la letteratura, ha divulgato trame, ha divulgato volti di scrittori; oggi la tv è un po’ in crisi di identità, generalmente, e schiacciata sull’aspetto commerciale, quindi anche i libri sono più prodotti, anche gli scrittori sono più divi. In questo è difficile chiedere alla tv, che è direttamente comunicazione, di fare un lavoro diverso. Forse i giornali dovrebbero un po’ più ripensare il loro ruolo, forse anche l’insegnamento potrebbe un po’ ripensare il suo ruolo e non inseguire invece un modello che la tv incarna bene perchè è il suo compito.

Cecilia Pandolfi
(autrice programmi tv Rai e La7)

Da un lato potrei dire che la cultura viene con difficoltà raccontata dagli strumenti comunicativi, la tv, i giornali, ecc. Ma dico anche che si stanno facendo dei tentativi di provare a raccontare la letteratura, ma non solo. Anche l’arte. Per esempio Rai Educational fa molto questo, ma non solo Rai Educational. E poi io vedo anche dalla nascita di incontri come questi convegni, che ormai sono molto diffusi, che c’è un forte desiderio di viverla e comunicarla. Di solito sono sempre un po’ restia a generalizzare, a dire “questo mondo va male, lo comunichiamo male”. Sì, certo, in parte la comunicazione oggi comunica tragedie, politica, o altro tipo di cose. Però non è vero che c’è solo quello. C’è tanta gente che desidera altro e tanti che poi, in prima persona, si stanno dedicando a cercare di far passare una cultura perché la vivono. Quindi, è ancora una lotta aperta, direi.

  1. Il rapporto tra comunicazione e cultura credo si stia sempre più incentrando sui principi di condivisione, la cultura per essere definita tale è necessario che sia un bene condiviso. Pensare a un elite di intellettuali che, attraverso tv e giornali, “trasmettono” (in un rapporto uno-molti) messaggi culturali indirizzati a una massa variegata di fruitori è fuori estremamente inefficace. Paradossalmente è la proprio la tv ad essere ancora profondamente legata a questo tipo di espressione della cultura. Per cui per omologarsi a un pubblico il più vasto possibile abbassa il livello culturale della propria comunicazione. (la semplificazione appunto)
    Quella di rivolgere informazione a nicchie di utenti è un idea che su internet si è diffusa ormai da tempo e giustifica l’esistenza di cosi tanti blog e piattaforme di condivisione sociale. Qui è l’utente che decide il livello culturale di ciò che sta leggendo o guardando.

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