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Catonateatro torna alla produzione con “Cavalleria rusticana” firmata da Walter Manfrè

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Foto Antonio Sollazzo

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Catonateatro torna alla produzione e lo fa con un regista che torna anch’egli a proporre una sua opera all’Arena Neri: Walter Manfrè – già direttore artistico, per molti anni, della rassegna reggina – dirige, dunque, una nuova produzione firmata Catonateatro e International Theatre Center. La scelta ricade su “Cavalleria rusticana”: un classico, messo in scena nella sua forma di prosa, ovvero rifacendosi alla celeberrima novella di Giovanni Verga, ma mantenendo gli echi dell’altrettanto famosa versione lirica di Mascagni, con le arie dell’omonima opera che risuonano e punteggiano i momenti salienti della vicenda. Una storia in sè semplice, rimarca Manfrè, prima dello spettacolo, spiegando la genesi di questa produzione: in genere, aggiunge il regista, difficilmente viene portata in scena in forma di prosa, anche per la sua brevità (infatti, anche la versione operistica si affianca sempre alla rappresentazione dell’altra opera di Mascagni, “Pagliacci”).

Foto Antonio Sollazzo

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Da qui, la decisione di dare, di aggiungere, una nuova lettura, a quella più classica, della storia di Turiddu, che tradisce Santuzza con Lola, sposata a Compare Alfio, ed in cui sarà la gelosia il motore che porterà all’uccisione di Turiddu, da parte del marito tradito. Una storia che apparentemente sembrerebbe senza particolari snodi, ma in realtà “il testo verghiano, archetipo nel panorama dei racconti che ci introducono nei meandri delle passioni umane, alla luce della musica di Mascagni, si eleva quasi miracolosamente nell’empireo dell’Arte pura e lì sembra cristallizzarsi trovando la sua piena sintesi. I sentimenti di amore e di gelosia sono al centro della rappresentazione, che si conclude con il delitto d’onore, ritenuto necessario nella società arcaica per vendicare l’adulterio e ristabilire l’ordine familiare e sociale”. Dunque, solo apparentemente una storia drammaturgicamente semplice: in realtà, ricca di spunti di approfondimento, nonchè molto attuale.

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Foto Antonio Sollazzo

Da queste premesse, la scelta di approfondire l’aspetto psicologico di una delle protagoniste, la giovane Santuzza, e di aggiungere una parte finale alla tradizionale rappresentazione della storia. Una parte in cui la ragazza, tradita e che svela ad Alfio il tradimento, si trova ricoverata in un ospedale psichiatrico, in preda ai suoi demoni, ai ricordi, al pentimento, e rivive tutta la storia, già svelata in precedenza, ma trasfigurata adesso dalla sua mente: i personaggi sono più grotteschi, più sadici o audaci, nella visione della donna; le voci risuonano come echi persecutori, mentre alla fine la storia si svelerà come un fatto di cronaca letto alla radio, che “cristallizza” i personaggi sul palco, come in un quadro, non sognato ma realistico. Un momento che svela la grande capacità di Manfrè di creare momenti scenici di notevole impatto visivo, che si notano nella prima e nella seconda parte, quest’ultima più contemporanea e, in questo, naturalmente, molto vicina allo stile e alla produzione del regista. Un  momento di sperimentazione, quello dell’analisi psicologica del personaggio, che forse, in futuro, sarebbe anche interessante approfondire ulteriormente. In questo caso, dunque, la tradizione si unisce alla lettura più contemporanea, in un coraggioso percorso sorretto dalla bravura degli interpreti: su tutti, una intensa Arianna Di Stefano, nel ruolo cruciale di Santuzza, ma incisiva è anche la prova di Barbara Gallo, nei panni della madre, di Livio Remuzzi (premio Hystrio 2014), in quelli di Turiddu, e di Orazio Alba in quelli di Alfio, così come è padrona della scena Loredana Cannata, nel ruolo di Lola.

Foto Antonio Sollazzo

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Tanti, inoltre, i giovani artisti del territorio che hanno preso parte alla produzione, sia come attori che come maestranze. E ancora: la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, per la realizzazione dell’impianto scenico; l’apporto degli aiuto registi Luciano Pensabene e Manuel Manfrè; gli interventi musicali di Matteo Musumeci e la partecipazione dei giovani della banda di Catona, che hanno ripreso l’aria più famosa dell’opera di

Mascagni.

La rassegna proseguirà con un nuovo appuntamento lunedì 5 agosto, con “Il mercante di Venezia”: in scena Mariano Rigillo, Romina Mondello, Fabio Sartor e Francesco Maccarinelli.

 

 

 

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