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	<title>Cultural Life &#187; Cultura</title>
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		<title>Mostra del Nuovo Cinema, focus sull&#8217;Italia contemporanea</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Si svolgerà dal 25 giugno al 2 luglio 2012 la 48a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Quest’anno la Mostra, diretta da Giovanni Spagnoletti, oltre alle tradizionali sezioni internazionali (il Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè; l’omaggio al Manifesto di Oberhausen nel cinquantenario della sua nascita per mano dei registi del nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/01/festival-cinemapesaro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1459" style="margin: 4px;" title="festival cinemapesaro" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/01/festival-cinemapesaro.jpg" alt="" width="160" height="182" /></a>Si svolgerà <strong>dal 25 giugno al 2 luglio 2012</strong> la 48<sup>a</sup> <strong>Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.</strong><strong> </strong><strong> </strong></p>
<p>Quest’anno la Mostra, diretta da <strong>Giovanni Spagnoletti</strong>, oltre alle tradizionali sezioni internazionali (il Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè; l’omaggio al Manifesto di Oberhausen nel cinquantenario della sua nascita per mano dei registi del nuovo cinema tedesco, tra cui Alexander Kluge e Edgar Reitz; le proiezioni in anteprima italiana del Cinema in Piazza), vuole proporre un ritratto dell’Italia contemporanea sia attraverso una <strong>completa retrospettiva dell’opera di Nanni Moretti</strong>, sia con <strong>un’ampia scelta di documentari</strong> che analizzano gli anni più recenti del nostro Paese. Sarà quindi un’edizione dedicata in gran parte al cinema italiano con un focus corposo, e per la prima volta così organico, sul documentario, diventato nell’ultimo periodo uno dei terreni di sperimentazione più frequentati dai nostri cineasti.</p>
<p>A questo proposito, l’idea è di raccontare l’Italia, politica e sociale, attraverso la lente privilegiata del cinema del reale. Saranno presentate le opere che negli ultimi anni meglio hanno contribuito a rispecchiare la vita del nostro Paese, con una particolare attenzione all’innovazione stilistica e contenutistica.</p>
<p><strong>Una sorta di Stati generali del documentario</strong> cui contribuiranno anche le principali associazioni di categoria come Doc/it.</p>
<p>Come consuetudine, la Mostra produrrà un audiovisivo con le interviste e i contributi filmici di tutti i cineasti che parteciperanno alla retrospettiva e dedicherà un approfondito volume, a cura di Giovanni Spagnoletti, pubblicato con Marsilio. La monografia riprenderà il tema centrale (“L’Italia allo specchio”), ma lo collocherà all’interno della più vasta produzione documentaria italiana con analisi particolareggiate del sistema di produzione, dello sbocco distributivo, dei “cervelli in fuga” all’estero. Senza ovviamente tralasciare l’approfondimento sugli stili, sulla forma dei documentari oltre che sui contenuti.</p>
<p>Il 26° Evento Speciale sul cinema italiano, organizzato con Cinecittà Luce e Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, sarà dedicato all’opera di <strong>Nanni Moretti</strong>, il quale interverrà al festival in un incontro-intervista con Bruno Torri e Vito Zagarrio in occasione della conclusione del ciclo di proiezioni.</p>
<p>Sarà l’occasione per vedere i primi lavori cinematografici &#8211; poco conosciuti &#8211; girati in Super 8 da Nanni Moretti come i mediometraggi “La sconfitta”, “Paté de bourgeois”, “Come parli frate?” ma anche, naturalmente, il primo lungometraggio – restaurato &#8211; <strong>“Io sono un autarchico”.</strong></p>
<p>Accanto alla proposta filmica (con copie ristampate o restaurate), la Mostra pubblicherà con Marsilio “Nanni Moretti. Il cinema, i film”, un volume monografico a cura di Vito Zagarrio con i contributi di critici, storici e saggisti di varie generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scena Verticale al Teatro Valle Occupato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 12:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scena Verticale sarà protagonista, dal 10 al 12 gennaio, della sesta permanenza al Teatro Valle Occupato. Per tre giorni, dunque, la compagnia calabrese proporrà incontri, spettacoli e laboratori. Si parte il 10, alle ore 18,30, con la lettura scenica de “Il signor P – storia della discesa di un uomo e dell’ascesa di un altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2012/01/Downloader_003.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2260" style="margin: 4px;" title="Italianesi" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2012/01/Downloader_003.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Scena Verticale</strong> sarà protagonista, <strong>dal 10 al 12 gennaio</strong>, della <strong>sesta permanenza al Teatro Valle Occupato</strong>. Per tre giorni, dunque, la compagnia calabrese proporrà incontri, spettacoli e laboratori.</p>
<p>Si parte <strong>il 10, alle ore 18,30,</strong> con la lettura scenica de <strong>“Il signor P – storia della discesa di un uomo e dell’ascesa di un altro uomo”,</strong> di <strong>Maria Teresa Berardelli, con Gianluigi Fogacci. </strong>Si prosegue <strong>alle 20,30,</strong> con un appuntamento che si ripeterà per tutte le sere di permanenza, ovvero la degustazione-aperitivo con prodotti calabresi. Quindi, <strong>alle 21,</strong> di scena il nuovo spettacolo di Scena Verticale, <strong>“Italianesi” <em>(nella foto, un&#8217;immagine di scena)</em>, con Saverio La Ruina</strong>. Inoltre, sarà possibile ammirare <strong>l’installazione </strong>che <strong>Claudia Zicari</strong> ha dedicato al Teatro Valle Occupato.</p>
<p>Il giorno seguente, <strong>dalle 14 alle 18,</strong> si terrà il laboratorio teatrale condotto da La Ruina, ed aperto a professionisti e non. <strong>Alle 18, un incontro/riflessione, a cura di Giuseppe Sommario, </strong>su <strong>“Forme d’uso del dialetto calabrese nell’espressione artistica contemporanea”.</strong> <strong>Alle 19,</strong> invece, <strong>lettura scenica di “Bestie rare”, di Angelo Colosimo,</strong> e <strong>alle 21 un incontro-dibattito,</strong> coordinato dalla giornalista di Repubblica, <strong>Anna Bandettini,</strong> dal titolo <strong>“Un diverso parlarsi fra uomini e donne”,</strong> che vedrà la partecipazione di <strong>Saverio La Ruina,</strong> che interpreterà brani dagli spettacoli “Dissonorata” e “La Borto”, <strong>di Stefano Ciccone e di Lidia Ravera.</strong></p>
<p>L’ultimo giorno si aprirà con un nuovo appuntamento, <strong>dalle 12 alle 16, con il laboratorio</strong> condotto da La Ruina, mentre <strong>alle 18</strong> si terrà un<strong> incontro “Discussione intorno alla ‘ndrangheta”,</strong> con la partecipazione dei giornalisti <strong>Alessio Magro e Danilo Chirico.</strong> Quindi, <strong>alle 19,</strong> lettura scenica de <strong>“L’Italia s’è desta”, di Rosario Mastrota, con Dalila Desirèe Cozzolino,</strong> mentre <strong>alle 21</strong> andrà in scena uno degli spettacoli più noti della compagnia calabrese, ovvero <strong>“U tingiutu – un Aiace di Calabria”, di Dario De Luca.</strong></p>
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		<title>Servillo, Rea, Aquino: grande chiusura per il Top Jazz</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una serata straordinaria di musica e teatro, quella che ha chiuso l’edizione 2011 del Top Jazz Festival. In un “Cilea” insolitamente gremito fino al terzo livello di palchi, si sono susseguiti tre concerti, tre esibizioni, differenti per stile e proposte, ma unite da una grande arte. A chiudere, dunque, una settimana che ha visto alternarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/12/servillo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2256" style="margin: 4px;" title="servillo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/12/servillo-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" /></a>Una serata straordinaria di musica e teatro, quella che ha chiuso l’edizione 2011 del <strong>Top Jazz Festival</strong>. In un <strong>“Cilea”</strong> insolitamente gremito fino al terzo livello di palchi, si sono susseguiti tre concerti, tre esibizioni, differenti per stile e proposte, ma unite da una grande arte.</p>
<p>A chiudere, dunque, una settimana che ha visto alternarsi sul palcoscenico del teatro reggino i maggiori jazzisti italiani, ancora grandi nomi: a partire da <strong>Luca Aquino</strong>, giovane talento, trombettista che si cimenta in un jazz innovativo, sempre alla ricerca di nuove sonorità, nuove invenzioni, anche partendo dalla tradizione, da brani “classici”, come quel breve accenno a “Over the rainbow” che ha concluso il suo assolo.</p>
<p>E poi spazio ad uno dei più grandi pianisti italiani: dopo l’incontro tra jazz e opera, che ha contrassegnato la sua esibizione all’ultima edizione di <strong>Roccella Jazz</strong>, sul palco del “Cilea” <strong>Danilo Rea</strong> ha proposto un  particolare viaggio nella musica di De Andrè. Anche in questo caso, uno stile ne incontra altri, partendo da una “destrutturazione” dei brani che nasce, naturalmente, da una grande conoscenza musicale, da una musicalità innata, da una creatività ed una tecnica unici. Ed è così che si può passare dalla “Canzone di Marinella” a brani partenopei e brasiliani, o da “Via del Campo” a “Here comes the sun”. Sembra quasi che le mani di Rea vengano trascinate sul pianoforte dalla stessa musica, che varia senza che nemmeno lo spettatore se ne renda conto. Come a testimoniare, anche in questo caso, che la musica è una, che le armonie si intersecano e ci fanno percorrere sentieri che in realtà sono, appunto, uniti dal comune denominatore della “buona musica”, oltre gli stili e gli schemi.</p>
<p>Oltre gli stili, unendo teatro, tradizione musicale, rivisitazione moderna e soprattutto grandi doti interpretative: è la “firma” di <strong>Peppe Servillo</strong>. Più di un musicista, più di un attore, un artista completo che ha la capacità di imporsi sul palcoscenico, di calcarlo come un gigante, di diventare quasi tutt’uno con le note, con la musica che canta. Anzi che interpreta, fisicamente; che trasmette al pubblico, emozionandolo, come nel caso, ad esempio, dell’esecuzione di “Dicitencello vuje”, autenticamente da brividi. Servillo ha infatti proposto una sua particolare lettura delle canzoni napoletane, grazie anche agli innovativi arrangiamenti del <strong>“Solis string quartet”</strong> (particolare: sul palco c’erano tutti vincitori del Festival di Sanremo, Servillo con gli Avion Travel, i musicisti con Elisa). Jazz, echi classici, ritmi di bolero che si alternano a parole immortali, che diventano teatro con la mimica e lo stile proprio di Servillo. Ironico, magnetico, chiude questo festival al “Top”.</p>
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		<title>&#8220;Sud, si gira&#8221;, Dadati ne parla su Style.it</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 14:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei condividere con i lettori del blog la recensione che lo scrittore Gabriele Dadati ha voluto dedicare al mio nuovo libro, &#8220;Sud, si gira&#8221;, pubblicata nella rubrica settimanale su Style.it: http://hounlibrointesta.style.it/2011/12/05/6354/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/Senza-titolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2109" style="margin: 4px;" title="Senza titolo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/Senza-titolo-280x300.jpg" alt="" width="280" height="300" /></a>Vorrei condividere con i lettori del blog la recensione che lo scrittore <strong>Gabriele Dadati </strong>ha voluto dedicare al mio nuovo libro, <strong>&#8220;Sud, si gira&#8221;,</strong> pubblicata nella rubrica settimanale su <strong>Style.it</strong>: <a href="http://hounlibrointesta.style.it/2011/12/05/6354/">http://hounlibrointesta.style.it/2011/12/05/6354/</a></p>
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		<title>&#8220;Sud, si gira&#8221;: nuovo libro di&#8230;Paola Abenavoli!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 15:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’autoreferenzialità proprio non mi appartiene…però, questo progetto è frutto di un intenso lavoro, di uno studio su una tematica che mi appassiona da tempo. E dunque, non posso non condividerlo con i lettori del blog! Sto parlando di “Sud, si gira”, il mio secondo saggio, appena pubblicato da Città del Sole. Un libro in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/copertina-sud-si-gira.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2095" style="margin: 4px;" title="copertina sud, si gira" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/copertina-sud-si-gira-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>L’autoreferenzialità proprio non mi appartiene…però, questo progetto è frutto di un intenso lavoro, di uno studio su una tematica che mi appassiona da tempo. E dunque, non posso non condividerlo con i lettori del blog!</p>
<p>Sto parlando di <strong>“Sud, si gira”</strong>, il mio secondo saggio, appena pubblicato da <strong>Città del Sole.</strong> Un libro in cui viene approfondito, alla luce delle ultime novità produttive di questi anni, il rapporto tra cinema, televisione e sud, con uno sguardo alle regioni che stanno vivendo un autentico boom, come la Puglia, ma senza dimenticare le altre, i cui territori sono sempre più protagonisti.</p>
<p>Una tematica analizzata attraverso dati, produzioni, attraverso i nuovi linguaggi utilizzati, ed anche attraverso le parole di personaggi come <strong>Emilio Solfrizzi</strong>, lo sceneggiatore <strong>Ivan Cotroneo</strong>, i registi <strong>Michelangelo Frammartino e Giulio Manfredonia</strong>, e tanti altri.</p>
<p><em>Dalla seconda di copertina: “Il sud come linguaggio: così Michelangelo Frammartino, regista de &#8220;Le quattro volte&#8221;, sintetizza la visione del Mezzogiorno come protagonista del mondo cinematografico e televisivo di oggi. E, con lui, altri addetti ai lavori (da Emilio Solfrizzi, a Ivan Cotroneo, da Enrico Lo Verso, a Edoardo Winspeare, a Rocco Papaleo) parlano di questa rinnovata “tendenza sud”, da parte di cinema e tv, che non sembra scemare. Che, anzi, si alimenta, come dimostrano il boom della Puglia o la rinascita della Basilicata”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>C.Re.S.Co. presenta i risultati di &#8220;Rispondi al futuro&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[questionario]]></category>
		<category><![CDATA[Romaeuropa festival]]></category>
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		<description><![CDATA[I risultati del questionario &#8220;Rispondi al futuro&#8221;, &#8220;la più grande indagine statistica sullo spettacolo dal vivo mai promossa in Italia, ideata e realizzata da C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea), con il supporto di Zeropuntotre e di Fondazione Fitzcarraldo di Torino&#8220;, saranno presentati a Roma, il 25 novembre, alle ore 17, presso l’Opificio Telecom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/07/logo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1874" style="margin: 4px;" title="logo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/07/logo.jpg" alt="" width="137" height="134" /></a>I risultati del questionario &#8220;<strong>Rispondi al futuro&#8221;</strong>, &#8220;la più grande indagine statistica sullo spettacolo dal vivo mai promossa in Italia, ideata e realizzata da <strong>C.Re.S.Co. </strong>(Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea), con il supporto di <strong>Zeropuntotre </strong>e di <strong>Fondazione Fitzcarraldo di Torino</strong>&#8220;, saranno presentati a <strong>Roma, </strong>il <strong>25 novembre, </strong>alle <strong>ore 17, </strong>presso l’<strong>Opificio Telecom Italia</strong>, nell’ambito della XXVI edizione di <strong>Romaeuropa Festival</strong>.</p>
<p>I <strong>1.122 questionari compilati </strong>(947 lavoratori dello spettacolo e 175 imprese &#8211; dalle associazioni culturali, ai festival, ai teatri stabili) &#8220;rappresentano uno strumento fondamentale per conoscere le specificità professionali dei singoli lavoratori e delle strutture che operano nell’ambito della scena contemporanea, parte vitale e propulsiva del paesaggio culturale e dell’economia del nostro Paese. L’analisi qualitativa e quantitativa dei dati raccolti permette di impostare un piano di tutela nei confronti dei lavoratori &#8211; a partire dallo studio di un meccanismo di ammortizzatori sociali che fotografi la natura intermittente della professione &#8211; e delle imprese del settore, per trovare soluzioni (ben al di là della sopravvivenza quotidiana) che ne garantiscano lo sviluppo e la crescita.</p>
<p>Inoltre, sempre il 25 novembre, ma al mattino, <strong>C.Re.S.Co. incontrerà i 36 Teatri Stabili d’Innovazione italiani</strong>.</p>
<p>Attualmente costituito da <strong>68 promotori</strong>, C.Re.S.Co., nel proprio atto di nascita avvenuto nel settembre 2010 al Festival OperaEstate di Bassano del Grappa, ha autodefinito il proprio <strong>progetto “poetico e politico” </strong>dando vita a un percorso plurale e condiviso, in cui artisti e operatori di differente provenienza sentono l’urgenza di lavorare insieme per costruire un progetto e una sensibilità funzionali alla difesa della dignità lavorativa e alla crescita del settore, con l’attenzione rivolta in particolare alle nuove generazioni&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Cineama&#8221;, una factory dedicata alla Settima Arte</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cineama]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Mosca]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto, un’idea, dedicati ai “cineamatori”. Una factory, aperta, basata sull’apporto di coloro che, appunto, amano il cinema. Quello di Cineama è un progetto innovativo, che nasce da un gruppo di giovani creativi ed esperti di new media messi insieme dal produttore Fabrizio Mosca, ed è dedicato sia ai professionisti di questo mondo, ma più in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/cineama_logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2069" style="margin: 4px;" title="cineama_logo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/10/cineama_logo.png" alt="" width="191" height="207" /></a>Un progetto, un’idea, dedicati ai “cineamatori”. Una factory, aperta, basata sull’apporto di coloro che, appunto, amano il cinema.</p>
<p>Quello di <strong>Cineama</strong> è un progetto innovativo, che nasce da un gruppo di giovani creativi ed esperti di new media messi insieme dal produttore <strong>Fabrizio Mosca</strong>, ed è dedicato sia ai professionisti di questo mondo, ma più in generale a chi è appassionato di cinema.</p>
<p>Un portale attraverso cui far conoscere il proprio lavoro,  <strong>incontrare professionisti per attuare  collaborazioni</strong>; un punto di partenza per chi ha <strong>un’idea produttiva</strong>; un modo per sviluppare una <strong>distribuzione indipendente</strong>; <strong>una community </strong>che punta a riunire tutti coloro che amano il cinema e che credono “che per realizzare un bel film non servano milioni di euro”.</p>
<p>Tutto questo e tanto altro è, appunto, il progetto di Cineama: un progetto che si fonda su un concetto basilare della rete, ovvero quello dell’apporto di tutti alla costruzione di qualcosa di innovativo, come il progetto stesso, ma anche di valorizzazione delle tante professionalità che in Italia esistono.</p>
<p>Cineama nasce come piattaforma digitale (al sito<strong> cineamabeta.com)</strong> in cui chi è regista o sceneggiatore, può proporre un progetto cinematografico, trovare collaboratori – che possono creare un loro profilo per fare conoscere la propria attività &#8211; &#8220;per farlo crescere e raccogliere finanziamenti per realizzarlo (attraverso i meccanismi del crowdsourcing, la pratica collaborativa di produzione di contenuti, e del crowdfunding, ossia il supporto alla produzione del film attraverso i contributi economici degli stessi futuri spettatori)&#8221;; in cui si può “vivere l’esperienza del produttore cinematografico selezionando le sceneggiature, investendo piccole o grandi somme per la loro realizzazione, seguendo tutte le fasi di un film, dallo sviluppo, alla produzione fino alla distribuzione”. Ma anche proporre film ad altri appassionati, “contribuendo alla loro diffusione, sia online che nelle sale, attraverso il meccanismo delle “proiezioni su richiesta”&#8221;.</p>
<p>Proprio su questo meccanismo si basa il primo progetto che vede coinvolta Cineama: in accordo con la <strong>Sacher Distribuzione di Nanni Moretti</strong>, collaborerà, infatti, alla distribuzione del film “Una  separazione” di Asghar Farhadi, Orso d&#8217;Oro a Berlino 2011 e candidato agli Oscar come miglior film straniero.</p>
<p>Il team di Cineama si servirà, appunto, del meccanismo della <strong>&#8220;proiezione su richiesta&#8221;</strong> che “integrerà il normale processo di distribuzione, prolungando la presenza in sala del film dopo l’uscita. Il pubblico verrà coinvolto direttamente in questo processo, diventando così protagonista attivo del sistema distributivo. Gli utenti, infatti, attraverso Cineama avranno la possibilità di esprimere il desiderio di vedere il film, di fornire la propria posizione geografica sul territorio italiano (geo-localizzarsi) e di trovare altri futuri spettatori con cui condividere la visione nella propria zona di residenza”.</p>
<p>Tornando alle attività di Cineama, sul portale si possono trovare anche informazioni, proporre notizie e discutere di cinema nella community; “sperimentare i nuovi linguaggi crossmediali, partendo dalle pratiche di remix e mashup (riutilizzare e mescolare immagini, suoni e formati per dar vita un contenuto nuovo e originale); “adottare un film” contribuendo al restauro e alla digitalizzazione di opere cinematografiche altrimenti destinate all’oblio”.</p>
<p>Tante iniziative, dunque, riunite in un progetto, all’insegna dell’amore per la Settima Arte.</p>
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		<title>Fabio Mollo: un giovane regista e lo sguardo sul sud</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 10:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Benvenuti al Nord]]></category>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giovane regista, pieno di entusiasmo, certo delle possibilità dei giovani, di quelli del sud, di quelli calabresi come lui, di cambiare le cose, di far sviluppare il luogo in cui sono nati. E certo che questo cambiamento possa passare anche attraverso il cinema. Fabio Mollo, reggino formatosi al Centro sperimentale di Cinematografia, dopo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/09/DSCN0161.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1992" style="margin: 4px;" title="fabio mollo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2011/09/DSCN0161-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un giovane regista, pieno di entusiasmo, certo delle possibilità dei giovani, di quelli del sud, di quelli calabresi come lui, di cambiare le cose, di far sviluppare il luogo in cui sono nati. E certo che questo cambiamento possa passare anche attraverso il cinema.</p>
<p><strong>Fabio Mollo</strong>, reggino formatosi al Centro sperimentale di Cinematografia, dopo il successo del suo primo corto, <strong>“Giganti”</strong>, e del progetto per il suo film d’esordio, <strong>“Il sud è niente”</strong>, presentato – unico italiano – all’<strong>Atelier nell’ambito del Festival di Cannes</strong>, si appresta a battere il primo ciak di questa pellicola (prodotta da <strong>b24 Film e Madakai</strong>, con il sostegno della <strong>Fondazione Calabria Film Commission</strong>), che comincerà, appunto, a girare a breve, nei prossimi mesi, proprio nella sua città natale. E, come protagonisti, ha scelto due giovani talenti del cinema italiano: quel <strong>Guido Caprino</strong>, noto al pubblico televisivo per <strong>“Il commissario Manara”</strong>, ma anche interprete di un film pluripremiato quale <strong>“Noi credevamo”</strong>, e <strong>Valentina Lodovini</strong>, richiestissima star del grande schermo, che ha appena finito di girare <strong>“Benvenuti al nord”</strong>, seguito del campione di incassi <strong>“Benvenuti al sud”</strong>, e che sarà in tv con la fiction<strong> “Il segreto dell’acqua”</strong>, con Riccardo Scamarcio.</p>
<p>Due giovani attori, anch’essi entusiasti di questo progetto: Caprino, nato nella dirimpettaia Messina, pur ormai un attore affermato, si è sottoposto, con molta professionalità, ad un provino “ed è stato – afferma Mollo – la persona che è riuscita a far parlare con più sincerità il personaggio del padre della protagonista, per il quale ha bellissime idee”. Molto felice di interpretare il ruolo di colei che farà da contraltare alla protagonista (per la scelta della quale si dovrà effettuare il provino finale, dopo quelli svoltisi nei mesi scorsi a Reggio, anche tra non professionisti) è la Lodovini: con il giovane regista si sono conosciuti proprio al Centro sperimentale. Lei stava per concludere il suo corso, Mollo era all’inizio, e Paolo Virzì, che era l’esaminatore, come ultima selezione chiese di realizzare un corto in 2 settimane. Mollo scelse la Lodovini come interprete e da allora sono sempre rimasti in contatto. L’attrice ha letto la sceneggiatura ed il personaggio è anche nato un po’ con lei. Tanto è entusiasta dell’idea del suo “esordio in un film d’esordio” &#8211; come lo ha definito in una recente intervista &#8211; che vorrebbe rimanere in città almeno un mese prima dell’inizio del film, per lavorare sull’accento.</p>
<p>Oltre a loro, come si diceva, al film prenderà parte una giovane attrice da scegliere fra coloro che si sono presentate ai provini, per ricoprire il ruolo della protagonista, Grazia: un ruolo particolare, evidenzia Mollo, in quanto il suo carattere subisce un’evoluzione nel corso del film. Un po’ un maschiaccio all’inizio, formerà poi il suo carattere, in questa lotta per restare nel suo sud. In questo senso, il titolo è un po’ provocatorio: quello che il giovane reggino intende infatti raccontare, come ci spiega nel corso di un’intervista, è la voglia di realizzare un sogno. Quello di rimanere e di far sviluppare sempre più questo luogo. Mollo ci crede molto e ci spiega questa visione anche raccontandoci quanto vissuto durante le riprese di <strong>un documentario girato a Riace</strong>, nel periodo pre-elezioni comunali: uno sguardo su quanto realizzato in questo comune, divenuto paradigma di accoglienza. “Mi interessava raccontare <strong>i ragazzi, che usavano una parola che non sentivo più: sogno</strong>”. Dunque, “la necessità di raccontare questa nuova generazione che vuole riprendersi il diritto di sognare. Il silenzio si sta rompendo e questa voce è quella di Grazia, la protagonista del film”. E non a caso &#8211; ci rivela &#8211; questo documentario, che si chiama proprio <strong>“Il sogno a Mezzogiorno”</strong>, pare <strong>sarà distribuito in concomitanza con l’uscita della pellicola.</strong></p>
<p>Il sud di Mollo è un sud “con il quale – dichiara &#8211; non ho ancora completamente fatto pace, non riesco ad ignorare le contraddizioni che ci sono, ma è un sud in cui la magia prevale sulla realtà, in cui l&#8217;iperrealtà confina con il realismo; un mondo magico che arriva dal fondo del mare” – e il sul film sarà molto incentrato, anche visivamente, sul mare dello Stretto (oltre che nelle location di Gebbione ed anche del Pilone) – “e diventa realtà”.</p>
<p>Proprio questa visione magica, che nasce dal sud, è quella che ha più colpito Mollo anche nelle visioni che del Mezzogiorno hanno alcuni registi della nuova generazione, che stanno guardando sempre più al Meridione, a partire da <strong>Michelangelo Frammartino</strong>, con il suo “Le quattro volte”, che il regista reggino ritiene “un’epifania del cinema del sud, un momento di rottura del modo di fare cinema in Italia, epico, con uno stile nuovo anche se antichissimo, con un sud creato per magia, un miracolo”. E poi ammira molto <strong>Crialese</strong>, ed il suo “Nuovomondo”, “un’opera d’arte, con un’estetica non solo visiva ma totale”, e ancora “Galantuomini”, di <strong>Winspeare</strong>. Di “Corpo Celeste”, della <strong>Rohrwacher,</strong> apprezza molto la scelta di raccontare con lo sguardo esterno. Insomma, <strong>“tutti film che ti fanno venire voglia di continuare a raccontare”</strong>: perché, spiega, “non credo molto nell’autore, ma nelle storie: vorrei essere un narratore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dibattito su comunicazione e cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Comunicazione e cultura: il tema centrale del nostro dibattito, il tema che ha dato vita, in pratica, al nostro blog. Un dibattito che abbiamo voluto alimentare chiedendo ad alcuni relatori del recente convegno sulla letteratura, promosso da Pietre di Scarto, un loro parere. Alcuni di loro, tra l’altro, si occupano anche di televisione e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/cultura-generica2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-130" style="margin: 4px;" title="cultura generica" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/cultura-generica2-300x263.jpg" alt="" width="300" height="263" /></a>Comunicazione e cultura:</strong> il tema centrale del nostro dibattito, il tema che ha dato vita, in pratica, al nostro blog.<br />
</em></p>
<p><em>Un dibattito che abbiamo voluto alimentare chiedendo ad alcuni relatori del recente <strong>convegno sulla letteratura</strong>, promosso da <strong>Pietre di Scarto</strong>, un loro parere. Alcuni di loro, tra l’altro, si occupano anche di televisione e di programmi culturali: dunque, un punto di vista di chi opera proprio nel settore.<br />
A tutti abbiamo chiesto <strong>qual è il loro parere sul rapporto odierno tra comunicazione e cultura</strong>, con uno sguardo particolare al mondo della televisione. Queste le loro risposte.</em></p>
<p><strong>Padre Antonio Spadaro</strong><br />
<em>(fondatore della Federazione Bombacarta, cui aderisce Pietre di Scarto)</em></p>
<p>Certamente la cultura ha un portato di valori e di simboli, di simboli che esprimono valori. La comunicazione è portata a condividere questi valori e questi simboli. E’ un discorso estremamente complesso, certamente il bisogno di comunicazione oggi è molto forte, <strong>il rischio che vedo è che si consideri la pura connessione come comunicazione, sganciata, se vogliamo, dal peso dei contenuti</strong>. L’importanza oggi, secondo me, è di essere sempre molto chiari sul fatto che la comunicazione va costruita anche se la connessione è già presente.</p>
<p><strong>Eraldo Affinati</strong><br />
<em>(scrittore)</em></p>
<p>E’ uno dei punti dolenti. Diciamo che sono due mondi apparentemente inconciliabili, in realtà poi <strong>la cultura oggi dovrebbe avere delle forme comunicative nuove</strong>, dovrebbe riuscire a trovare delle forme nuove. E quindi secondo me è un processo in corso, cioè ora i grandi mezzi di comunicazione non hanno trovato, stanno cercando ancora, una forma ideale per fare cultura: quindi <strong>abbiamo magari dei contenuti che sembrano obsoleti, sembrano vecchi, e delle forme che sembrano avveniristiche, troppo nuove</strong>. Dovremmo riuscire a superare questo scarto e fare in modo che si possa parlare dei nostri grandi classici, in modo meno erudito, in modo meno accademico, meno polveroso, facendoli entrare dentro la nuova percezione contemporanea. Ecco perché io nel mio piccolo, nel mio prossimo libro, in fondo ho cercato di trovare questa sintesi tra la modernità e le radici nostre. E’ un lavoro difficile, che coinvolge le istituzioni, la scuola, le famiglie, lo Stato, e quindi è un lavoro che durerà almeno una generazione.</p>
<p><strong>Saverio Simonelli</strong><br />
<em>(responsabile dei programmi culturali di Sat 2000)</em></p>
<p>I blog: c’è chi diceva, un anno fa, “saranno soppiantati dai social network”. Abbiamo però ormai capito che <strong>nell’era della tecnologia non c’è qualcosa che cancella l’altra, ma integra</strong>. Poi, dopo un primo momento di innamoramento, dove sembra che tutti vadano su quello strumento di comunicazione, si ritorna a quello precedente, che magari ha fatto tesoro dell’esperienza fatta su quell’altra piattaforma. Quindi, non penso che una cosa cancelli l’altra. <strong>Vedo ancora vitalissimo il blog come modo di condividere le idee della letteratura</strong>: c’è stato un momento in cui hanno cominciato a raccogliere quella voglia tutta umana di scannarsi un po’ su certi concetti, per cui ci sono dei blog in cui si urlava un po’ troppo; la cosa più bella del blog è la sua possibilità, che è proprio quella che sta alla base, alla radice dell’invenzione e della proliferazione di internet, che è <strong>l’idea ipertestuale</strong>. Cioè il fatto che io possa cominciare una passeggiata letteraria da una pagina, per andare a finire su un’altra, che magari con quella di inizio non ha nulla a che vedere, ma che però ha creato una sorta di domino, che mi ha portato fin lì. E’ vero anche che c’è bisogno di una cultura verticale, che vada nella profondità, però oggi sappiamo quanto è importante riuscire ad accomunare, accomunare proprio cose. Ed il blog, per la sua apertura contemporanea ad altri blog, che a loro volta sono linkati a blog ulteriori, è un ottimo strumento per iniziare una navigazione, con l’idea di perdere la mia pretesa di essere il depositario assoluto di quella intuizione e di confrontarmi con altri mondi, che mi si aprono proprio in orizzontale, cominciare a camminare tra le idee degli altri, ovviamente rispettandole.</p>
<p>Il ruolo della tv: c’è una bellissima frase del comico Groucho Marx, che diceva “la tv ha un compito estremamente culturale, ogni volta che qualcuno l’accende io vado in un’altra stanza a leggere un libro”. Che è una frase bellissima, che profuma di altri mondi e di altri tempi.  Se noi sostituiamo all’idea di tv quella di schermo, possiamo dire che <strong>mai come oggi lo schermo aiuta l’idea di letteratura</strong>, perché è lo schermo del computer, dei vari strumenti tecnologici, che ci aiutano a scambiarci idee. Secondo me la tv ha una possibilità enorme, oggi, che nasce dal fatto di essersi impoverita. Nel senso che, con il digitale terrestre, con la possibilità di fruire di tantissimi canali, si è un po’ persa l’idea che per fare successo sia necessario avere un programma che fa 10 milioni di ascolto.  Gli esperti da qualche anno già parlano di nano-share: mentre una volta uno era contento del 30%, adesso uno è contento del 0,5%, dell’1%. Questo cosa vuol dire? Che se da una parte ci libera dalla dittatura del numero, dall’altra ci fa anche capire che non è necessario parlare alle moltitudini, ma si può cominciare a pensare di parlare a delle nicchie selezionate. Che però, attenzione, non sono nicchie chiuse &#8211; perché altrimenti sarebbe la morte &#8211; sono nicchie nel senso che sono persone che hanno un gusto, però le stesse persone non sono esclusivamente lì ad ascoltare me. Magari poi sono fruitori di musica, vanno a  teatro, al cinema. Cioè, c’è la possibilità di avere delle nicchie parlanti, intelligenti, che si scambiano di ruolo una con l’altra. Così si scoprirebbe, alla fine, sommando tutte queste nicchie, che si raggiunge ugualmente un numero grande. Se si assommano idee comuni, in una specie di network che si può aprire – so che è abbastanza un’utopia oggi, però potremmo incamminarci verso questo – si riscoprirà che si può parlare a persone, che hanno la possibilità di comunicare ad altre persone la stessa idea, se vogliamo quella dell’ipertesto del blog. <strong>Nicchie intelligenti che si sovrappongono e si scambiano idee.</strong> Questo penso che per la televisione sia oggi, anche con l’interattività, forse la possibilità. Poi magari tra un anno ci smentiranno nuove scoperte…</p>
<p><strong>Alessandro Zaccuri</strong><br />
<em>(giornalista di Avvenire e autore e conduttore della trasmissione “Il grande talk” su Sat 2000)</em></p>
<p>La cultura oggi viene molto raccontata, molto più di prima. Siamo poi in un momento in cui alcune delle risorse che abbiamo scoperto in questi ultimi 10-15 anni, ad esempio il ruolo dello scrittore, il piccolo divismo dello scrittore, stanno iniziando a diventare un po’ preponderanti. Se all’inizio poteva essere divertente trovare un grande scrittore trattato come una rockstar, adesso si ha l’impressione che molti vogliano diventare scrittori per essere trattati come una rockstar. Secondo elemento, secondo me, è che la letteratura continua o dovrebbe continuare ad essere un’arte della complessità, mentre invece, la comunicazione, per sua legge intrinseca, è uno strumento di semplificazione. <strong>La semplificazione della comunicazione tende a far trascurare molti aspetti della letteratura</strong>, che sono poi gli aspetti per cui la letteratura, con la sua differenza rispetto al mondo che la circonda, è ancora interessante: non perché è uguale ai processi comunicativi che noi conosciamo, ma perché introduce dei processi diversi che sono anche più affascinanti.<br />
<strong>La tv  ha divulgato tantissimo la letteratura</strong>, ha divulgato trame, ha divulgato volti di scrittori; <strong>oggi la tv è un po’ in crisi di identità, generalmente, e schiacciata sull’aspetto commerciale</strong>, quindi anche i libri sono più prodotti, anche gli scrittori sono più divi. In questo è difficile chiedere alla tv, che è direttamente comunicazione, di fare un lavoro diverso. Forse i giornali dovrebbero un po’ più ripensare il loro ruolo, forse anche l’insegnamento potrebbe un po’ ripensare il suo ruolo e non inseguire invece un modello che la tv incarna bene perchè è il suo compito.</p>
<p><strong>Cecilia Pandolfi</strong><br />
<em>(autrice programmi tv Rai e La7)</em></p>
<p>Da un lato potrei dire che la cultura viene con difficoltà raccontata dagli strumenti comunicativi, la tv, i giornali, ecc. Ma dico anche che <strong>si stanno facendo dei tentativi di provare a raccontare la letteratura, ma non solo</strong>. Anche l’arte. Per esempio Rai Educational fa molto questo, ma non solo Rai Educational. E poi io vedo anche dalla nascita di incontri come questi convegni, che ormai sono molto diffusi, che c’è un forte desiderio di viverla e comunicarla. Di solito sono sempre un po’ restia a generalizzare, a dire “questo mondo va male, lo comunichiamo male”. Sì, certo, in parte la comunicazione oggi comunica tragedie, politica, o altro tipo di cose. Però non è vero che c’è solo quello. C’è tanta gente che desidera altro e tanti che poi, in prima persona, si stanno dedicando a cercare di far passare una cultura perché la vivono. Quindi, è ancora una lotta aperta, direi.</p>
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		<title>Affinati e il viaggio nella letteratura</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 10:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[città dei ragazzi]]></category>
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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno degli autorevoli relatori del convegno sulla letteratura promosso da Pietre di Scarto è stato lo scrittore Eraldo Affinati. Un autore notissimo, che era già stato in riva allo Stretto qualche anno fa per presentare uno dei suoi libri più belli, “La città dei ragazzi”, un affascinante percorso attraverso la sua personale esperienza di educatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2010/04/eraldo_affinati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-768" style="margin: 4px;" title="affinati" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2010/04/eraldo_affinati-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Uno degli autorevoli relatori del convegno sulla letteratura promosso da <strong>Pietre di Scarto</strong> è stato lo scrittore <strong>Eraldo Affinati</strong>. Un autore notissimo, che era già stato in riva allo Stretto qualche anno fa per presentare uno dei suoi libri più belli, <strong>“La città dei ragazzi”</strong>, un affascinante percorso attraverso la sua personale esperienza di educatore tra giovani provenienti da varie parti del mondo.</p>
<p>Uno scrittore vicino ai giovani, dunque, che nel corso della prima giornata del convegno ha proposto alla platea, con il suo stile semplice, diretto e coinvolgente, il suo “maggiore”, ovvero la figura di <strong>Dietrich Bonhoeffer</strong>. E in una intervista ci spiega il motivo di questa sua scelta, oltre ad <strong>anticiparci il tema del suo prossimo libro</strong>.</p>
<p>“Ho scelto la figura di questo grande filosofo protestante che fu fatto impiccare da Hitler nel ’45, pochi giorni prima della fine della seconda guerra mondiale, perché innanzitutto ho scritto un libro su di lui, è una figura che mi ha molto colpito, sin dall’epoca in cui andai ad Auschwitz nel ’95, da cui ricavai un altro mio libro, “Campo del sangue”. Mi ha colpito soprattutto il <strong>concetto di responsabilità</strong>, che lui più volte afferma nel corso dei suoi numerosi libri. L’idea di una responsabilità che possa uscire dal mansionario, che non sia limitata al ruolo professionale della persona, ma <strong>una responsabilità che coinvolga lo sguardo altrui</strong>. Questo lui diceva: cioè prendersi cura dello sguardo altrui significa essere responsabili anche dei contesti dentro i quali operiamo. Quindi non soltanto il lavoro che svolgiamo, la professione che facciamo, ma proprio l’ambiente in cui viviamo. Ecco, questo era il concetto che sin dal ’95 mi aveva molto colpito di Bonhoeffer. In Bonhoeffer c’è l’elemento religioso, però c’è anche un elemento pedagogico fortissimo, e anche letterario, e sono tre fattori, tre elementi nei quali mi riconosco”.</p>
<p><em>Lei lavora con i giovani ed in questo convegno è presente una platea formata in gran parte da giovani: quali sono, secondo lei, i punti di riferimento letterari dei giovani, oggi?</em></p>
<p>“Oggi diciamo che i ragazzi, secondo la mia esperienza, hanno una formazione più che letteraria, visiva. Partono dagli schermi, schermi in senso generale, non solo il cinema, ma anche il cellulare, lo schermo del computer, quindi hanno una mente diversa, rispetto a quella che avevano i loro coetanei quindici, vent’anni fa. Ci sono sempre, fra i giovani, delle attitudini letterarie, perché è chiaro che ci sono. Credo che ogni generazione non sia migliore o peggiore della precedente, cambiano le forme, però. Quindi oggi i giovani possono avere delle gerarchie letterarie diverse da quelle che magari avevamo noi. E quindi sono più imprevedibili: puoi trovare un ragazzo che magari ha letto i grandi classici, puoi trovarne un altro che sia informato sul cinema e sul teatro, o su esperienze di tipo più esistenziale. Quindi non si può dire oggi, secondo me, quali siano in generale gli scrittori di riferimento dei giovani. Dipende dalla persona che abbiamo di fronte, dai contesti, dall’educazione che hanno ricevuto”.</p>
<p><em>Ma quanto è importante oggi avere comunque dei punti di riferimento letterari, di vita?</em></p>
<p>“Per me è molto importante. <strong>Il mio prossimo libro sarà una storia della letteratura italiana, a partire dai luoghi, dai luoghi della letteratura italiana, da San Francesco a Pasolini</strong>. Ad esempio, sono stato nella Napoli di Leopardi, nella Londra di Foscolo, nella Calabria di Campanella, nella Sicilia di Pirandello, ed ho visto questi luoghi come sono oggi, e quindi ho fatto come dei reportage, però <strong>per ogni reportage in fondo c’è anche un’analisi del testo letterario </strong>di quello scrittore che ho scelto, i nostri grandi classici, da Dante a Petrarca ad Ariosto a Tasso. Questo per dire fino a che punto credo nei punti di riferimento. E’ necessario continuare a tenere presente quelli che sono i nostri grandi maestri, altrimenti non possiamo nemmeno dirci italiani, a mio avviso, se non capiamo bene che cosa è la letteratura italiana. Credo che ci sia la necessità di ritornare a questa tradizione”.</p>
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		<title>Teatro, un dibattito a 360 gradi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 16:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[critica teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Berardi]]></category>
		<category><![CDATA[Spazioteatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane il dibattito sulla critica teatrale lanciato sul nostro blog; nei giorni scorsi quello dedicato al teatro più in generale, svoltosi al teatro sullo Stretto, che ha visto coinvolti i gruppi reggini e gli addetti ai lavori; e ancora, la proposta lanciata da Gianfranco Berardi, di valorizzare le realtà esistenti, come Spazioteatro, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/12/cilea-esterno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-219" style="margin: 4px;" title="cilea esterno" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/12/cilea-esterno-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" /></a>Nelle scorse settimane il <strong>dibattito sulla critica teatrale</strong> lanciato sul nostro blog; nei giorni scorsi quello dedicato al teatro più in generale, svoltosi al teatro sullo Stretto, che ha visto coinvolti i gruppi reggini e gli addetti ai lavori; e ancora, la proposta lanciata da <strong>Gianfranco Berardi</strong>, di valorizzare le realtà esistenti, come Spazioteatro, con una raccolta di firme da lanciare proprio da queste pagine; e poi gli interventi dei teatranti reggini che in questi mesi hanno riacceso i riflettori sul tema.</p>
<p>Tanti gli argomenti sul tappeto: la questione degli<strong> spazi</strong> <strong>teatrali</strong>; il <strong>fare rete</strong>, necessario non solo per la città di Reggio, ma in generale per il teatro in Italia; il sostegno e <strong>la valorizzazione delle compagnie esistenti </strong>che operano in città e che hanno un ruolo importante per la crescita culturale. Con il loro apporto, il panorama cittadino e regionale ha la possibilità di allargarsi. E di offrire anche <strong>laboratori, attività didattiche</strong>, in un’ottica più complessiva e più completa del “fare teatro”.</p>
<p>Su questi punti si articola il dibattito, ma uno degli obiettivi principali, sempre più spesso citato, è proprio quello di fare rete, di creare <strong>una sinergia tra le realtà esistenti</strong>.</p>
<p>Ecco, dunque: partendo da questi temi, dai dibattiti che si sono sviluppati, dalle proposte, l’idea è di rilanciare questi argomenti, di aprire un dialogo, <strong>un confronto a 360 gradi sul teatro</strong>, quello reggino e non solo. Lo spazio è aperto!</p>
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		<title>Raccontare la cultura</title>
		<link>http://www.culturalife.it/raccontare-la-cultura/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Raccontare la cultura: l'auspicio di questo blog. Aprendo il dibattito sul tema e dando spazio a riflessioni sulla cultura, ma anche agli appuntamenti culturali di rilievo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-130" style="border: 0pt none; margin: 4px;" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/cultura-generica2-300x263.jpg" alt="cultura generica" width="218" height="191" />Raccontare la cultura</strong>: questo uno degli spunti che hanno portato alla creazione di questo blog.<br />
Non si ha, naturalmente, la pretesa di voler dettare le regole per farlo, bensì di aprire un <strong>dibattito</strong> su questo tema e soprattutto di dare spazio a questa voglia di raccontare veramente la cultura. Di aiutare a comprendere quali siano le tendenze attuali e le prospettive di sviluppo di questo tema.<br />
La domanda di partenza è appunto: <strong>come la cultura viene raccontata?</strong> E come dovrebbe essere raccontata?</p>
<p><strong>I mass media, oggi, riflettono i fermenti culturali esistenti?</strong></p>
<p>Spesso, viene affermato da addetti ai lavori e non, si avverte il disagio di un “racconto culturale” troppo ancorato alle notizie spicciole, a ciò che sembra fare tendenza, che sembra “vendere”,<strong> privilegiando aspetti commerciali più che culturali</strong>. E l’esigenza di raccontare la cultura, di riflettere ogni tanto su un tema culturale invece di limitarsi a registrare singoli eventi &#8211; che magari non rappresentano davvero un appuntamento culturale &#8211; sembra crescere. Forse molto più di quanto appare.</p>
<p>Dunque, l’intenzione – o forse l’auspicio – di questo sito è quello di <strong>dare spazio a riflessioni sulla cultura</strong>, sul modo di raccontarla, ma anche agli appuntamenti di rilievo, a quelli poco noti, alle tendenze – <strong>dal cinema alla musica, alla letteratura, includendo anche la televisione</strong> – per fornire un momento di confronto, più ampio e magari meditato, anche se paradossalmente legato ad un mezzo di comunicazione basato invece sulla sintesi e sulla velocità. Ma non è detto che questi elementi non possano andare d’accordo….<br />
<strong>Il dibattito è aperto, lo spazio culturale anche.</strong></p>
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		<title>Intervista a Riccardo Chiaberge</title>
		<link>http://www.culturalife.it/comunicazione-e-cultura-secondo-riccardo-chiaberge/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[inserto culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Rhegium Julii]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Chiaberge]]></category>
		<category><![CDATA[Sole 24 Ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al direttore dell'inserto culturale domenicale del Sole 24 Ore, Riccardo Chiaberge sul tema comunicazione e cultura: come è cambiato questo rapporto, quale lo spazio che i quotidiani dedicano alla cultura, quale il ruolo delle nuove tecnologie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-115 alignleft" style="margin: 4px;" title="Immagine senza titolo" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/Immagine-senza-titolo-300x141.jpg" alt="Riccardo Chiaberge (foto tratta dal blog dell'inserto domenicale del Sole 24 Ore) ed il simbolo del Rhegium Julii" width="300" height="141" /></p>
<p>E’ stato tra gli illustri premiati del Rhegium Julii: <strong>Riccardo Chiaberge <em>(nella foto &#8211; tratta dal suo blog &#8211; accanto al simbolo del circolo)</em></strong>, direttore dell’<strong>inserto culturale domenicale del Sole 24 Ore</strong>, è giunto a Reggio, nei giorni scorsi, per ricevere il premio dell’associazione, per il suo libro, “La variabile Dio” . E quale migliore interlocutore, se non il direttore del più prestigioso inserto culturale italiano, per avviare il confronto su comunicazione e cultura?</p>
<p><strong>Cosa significa secondo lei, oggi, comunicare la cultura? Quale il rapporto tra comunicazione e cultura, come è cambiato, soprattutto nei quotidiani?</strong></p>
<p>E’ cambiato nel senso che oggi il mercato conta sempre di più, cioè che un libro, una mostra, un concerto, prima ancora che sulla qualità dei contenuti o delle esecuzioni, viene giudicato in base al numero di copie vendute, dei visitatori della mostra, degli spettatori di un concerto o di un film. Sono dei parametri sicuramente molto importanti, che però non devono diventare gli unici.  Siamo passati da una situazione in cui i critici snobbavano tutto ciò che aveva successo di massa, perché lo consideravano un processo deteriore, un segno quasi di volgarità, ad una situazione in cui, viceversa, conta soltanto il dato di mercato. Quindi bisogna cercare di bilanciare i due aspetti, il che non è sempre facile.<br />
Bisogna cercare di discernere, il compito delle pagine culturali dovrebbe essere quello di fornire una guida &#8211; ognuno naturalmente giudicherà poi quanto è attendibile, quanto è autorevole, quanto non  è tendenziosa o mossa da interessi privati o personali &#8211; per cercare di aiutare la gente ad orientarsi in questa giungla, in questa offerta sovrabbondante che c’è sul mercato, che è veramente troppa. Una volta era molto più semplice il mestiere, anche solo negli anni Settanta, quando ho cominciato, era più semplice. Perché c’erano i mostri sacri che spiccavano e poi c’era una produzione letteraria e libraria che non aveva questi volumi: non esistevano i mega bestsellers, esistevano dei bestsellers.</p>
<p><strong>Molti elementi, dunque, da tenere in considerazione…Tornando al ruolo dei quotidiani, tranne l’eccezione del Domenicale del Sole 24 Ore, gli spazi per comunicare la cultura sono abbastanza ridotti…</strong></p>
<p>Come ripeto, c’è una posizione di privilegio, quella di un inserto, di un settimanale come il nostro, che in qualche maniera gode di un’autonomia quasi totale, quasi un giornale nel giornale, mentre la condizione delle pagine letterarie, delle pagine culturali di altri giornali, spesso è molto condizionata dal ritmo delle uscite, dall’incalzare del marketing, della macchina promozionale che ti spinge poi ad inseguire magari anche fenomeni transitori, molto effimeri, che non sono poi quelli destinati a restare. Invece, avendo il tempo e soprattutto le condizioni di lavoro e di autonomia che ti consentono di riflettere più pacatamente, puoi anche fare delle scelte più oculate.</p>
<p><strong>Come si fa a fare, appunto, questo tipo di scelte e però parlare ad una platea molto vasta?</strong></p>
<p>Bisogna avere innanzitutto un’equipe di collaboratori di cui ti fidi, che ti aiutano a selezionare. E dall’altra anche usare un linguaggio accessibile, evitare tecnicismi, evitare i paludamenti accademici e cercare invece, in qualche maniera, di aprire al pubblico quelle che sono le scelte migliori, in ogni campo, dall’arte alla lettura, alla musica. E’ molto difficile tutto questo, ovviamente, perché poi entrano in  gioco fattori di ogni tipo, che devono essere un po’ soppesati.</p>
<p><strong>Il ruolo delle nuove tecnologie, in questa comunicazione, quale può essere, secondo lei? Negativo, positivo, da vagliare?</strong></p>
<p>Non è né negativo, né positivo. Bisogna farci i conti, bisogna usarle; noi abbiamo un sito, poi ci sono i blog, ci sono tanti modi per misurarsi con questa nuova realtà. Certamente sta conoscendo una esplosione così incontrollata a cui ovviamente seguirà, come sempre, un processo darwiniano di selezione, per cui, con il tempo, molti di questi siti, di questi blog, di queste iniziative on-line, sono destinate a ridimensionarsi, e quindi sarà lo stesso pubblico ad identificare: così come è avvenuto in passato, con i giornali, così accadrà con i siti. Anche tra di loro ci sarà una gerarchia di qualità e di attendibilità.</p>
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		<title>Se lo sport è evento culturale</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abenavoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[circolo Polimeni]]></category>
		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[Fed cup]]></category>
		<category><![CDATA[tennis]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La finale di Fed Cup: un evento culturale, oltre che sportivo, ma soprattutto un vero evento, che ha calamitato l'attenzione dei media e creato turismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’entra <strong>lo sport</strong> con la cultura?</p>
<p><img class="size-medium wp-image-95 alignleft" style="margin: 4px;" title="fed cup 1" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/2003_0101Image0088-300x225.jpg" alt="Lo stadio del Polimeni durante la prima giornata" width="210" height="158" /></p>
<p>C’entra, se lo sport diventa,  o meglio è, aggregazione, scambio di opinioni, di conoscenza. Emozione, entusiasmo, dinamicità. E soprattutto, se riesce a coniugare <strong>turismo e valorizzazione del territorio</strong>.<br />
E’ quanto accaduto nelle scorse settimane con la finale della <strong>Fed Cup</strong>, svoltasi al Circolo del tennis “Polimeni”.<br />
Al di là della pur bellissima vittoria delle azzurre, l’iniziativa è stato un evento di per sé. E’ stato un <strong>vero evento</strong>: a dimostrazione del fatto che, se le basi per una grande manifestazione ci sono davvero (cioè una finale internazionale, la presenza di atlete famosissime, tifosi provenienti da varie parti d’Italia e anche del mondo, mostri sacri del tennis degli anni scorsi, ecc.), si può davvero creare un evento, si può creare soprattutto indotto, turistico e culturale.</p>
<div id="attachment_98" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-98" title="fed cup2" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/2003_0101Image00911-300x225.jpg" alt="I tifosi in tribuna" width="210" height="158" /><p class="wp-caption-text">I tifosi in tribuna</p></div>
<p>E con la Fed Cup è stato proprio così: grazie anche ad una organizzazione perfetta, c’è da dire.</p>
<p>Ed anche perché si è saputo creare davvero un evento, a differenza di tante altre occasioni in cui, nella nostra terra, si è sentito parlare di eventi che poi, nonostante le intenzioni, non si sono rivelati tali: perché stavolta si sono visti alberghi pieni, e non eravamo in estate; c’è stato un grande interesse turistico nei confronti delle bellezze artistiche; si è creato movimento ed attenzione da parte dei media.</p>
<div id="attachment_99" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-99" title="fed cup 3" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN2712-300x225.jpg" alt="Flavia Pennetta " width="210" height="158" /><p class="wp-caption-text">Flavia Pennetta </p></div>
<p>Insomma, un bell’esempio, da imitare.</p>
<div id="attachment_100" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-100" title="Fed cup4" src="http://www.culturalife.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN2818-300x225.jpg" alt="La squadra azzurra festeggia la vittoria" width="180" height="135" /><p class="wp-caption-text">La squadra azzurra festeggia la vittoria</p></div>
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