Sottoscrivi RSS: Articoli | Commenti

Anima calabro-umbra e grande lavoro di ricerca poetica: la compagnia “MalaUmbra” conquista il festival “Storie interdette”

0 comments
Foto Paolo Lauri

Carmela De Marte in “I am” – Foto Paolo Lauri

Un progetto nato dalla creatività e dal talento di due giovani artiste calabresi, sviluppatosi in Umbria e cresciuto nel tempo con l’apporto di altri artisti, arrivando alla vittoria al festival “Storie interdette” di San Salvi (Firenze), con lo spettacolo “I am”. E’ la storia della compagnia “MalaUmbra”, creata da Carmela De Marte e Miriam Guinea: un nome che contiene in sé le due anime del progetto, “quella calabrese, dall’origine delle due fondatrici, e quella umbra, luogo in cui la compagnia si stabilisce e dove trova, nella città di Gubbio, territorio fisico di lavoro e sede”. Alle artiste fondatrici si aggiunge poi la designer e creativa Maddalena Vantaggi, e, nel 2019, l’attrice umbra Chiara Acaccia. Sempre nel 2019 iniziano anche le collaborazioni con il regista e performer c.l. Grugher e il musicista e sound designer Francesco D’Oronzo.

Un percorso di crescita artistica, di ricerca, basato su una poetica che parte dal corpo, “dalla relazione come incontro tra esseri umani e il coraggio di andare oltre sè stessi, oltre le proprie convinzioni e idiosincrasie”. Obiettivo di questa ricerca è quello di realizzare la libertà creativa dell’attore in scena, “così da vivificare ogni volta lo spettacolo poichè ciò che si crea è dato da “modalità istintiva, impulso” non da una scelta prestabilita a tavolino e ricreata perfettamente”. Centrale è anche il lavoro sulla parola, scarnificata, modificata, sull’importanza sia del significato che del suono: e da qui, il lavoro anche con designer e musicista, nell’ottica di una completa visione del senso della parola, all’interno di un testo, ma più in generale di una performance.

Da questa idea di poetica nasce, nel 2017, il progetto drammaturgico sulla maternità, che sfocia nello spettacolo “Storie di ordinaria maternità”, scritto da Carmela De Marte, Miriam Guinea e Maddalena Vantaggi, e interpretato dalla stessa De Marte, insieme ad Emanuela Filippelli. Nel 2019 è la volta di una produzione dedicata ai più piccoli, “Babies in the wood”. Per poi arrivare ad “I Am”: uno spettacolo che è molto più di questo. E’ un progetto in cui il teatro e la fotografia, la ricerca sul testo e sulla corporeità e quella visiva si uniscono, per indagare l’animo umano ed il rapporto tra interiorità ed esteriorità, in relazione soprattutto alla percezione ed al condizionamento esterno. Temi sempre forti, sempre attuali:  “Qual è il modello contemporaneo di ‘normalità’? Chi lo ha definito? Si può rintracciare in una forza, un oggetto, in più oggetti, in persone? Cos’è l’intimo per l’essere umano? Cosa è tabù? Cosa non è accettabile esporre? Perché la propria esposizione emotiva è inadeguata per la giusta immagine di sé?”. Da queste domande la compagnia è partita per portare in scena una storia, un personaggio, che è specchio – in tutti i sensi – dei tempi: Carmela de Marte – autrice del concept, nonché della ricerca drammaturgica insieme a Maddalena Vantaggi, mentre la supervisione alla regia è di c.l. Grugher – incarna sul palcoscenico una donna che cerca di adeguarsi a quella che è l’immagine che gli altri, che il mondo esterno, la società, vorrebbero come standard. Ed allora indossa degli abiti che non le sono propri, modificando il proprio io, adeguandosi ad uno stereotipo che non le appartiene, diventando, dunque, altro da sé, ripetendo giorno dopo giorno gli stessi gesti per diventare quella data immagine. “Si tenta di negare la vera natura in una costante lotta nell’estenuante tentativo di difendere l’intimo e la sua sacralità, di difendere l’umano e, più lo si fa, più la vera natura esce fuori aumentando lo scarto simbolico tra segno e significante”.

Foto Paolo Lauri

Foto Paolo Lauri

Un’indagine quanto mai reale, che ha conquistato – come si diceva – anche il festival “Storie interdette”, a San Salvi, portando “I am” a vincere. Giunto alla terza edizione, il festival nasce da un bando diretto a giovani artisti ed incentrato sui temi della salute mentale, della fragilità, della paura e delle emozioni nella società contemporanea, delle migrazioni e dell’ecologia sociale. A promuoverlo è una delle più interessanti e importanti realtà teatrali italiane, ovvero “Chille de la balanza”, fondata da Claudio Ascoli. Da altre 20 anni, la compagnia ha la sua residenza in uno dei padiglioni dell’ex manicomio di San Salvi, portando avanti un progetto che nacque dalla volontà di integrare quell’area al resto della città di Firenze. Una realtà che oggi lega il teatro al territorio, che guarda ai temi sociali come punto fondante di una ricerca teatrale.

E l’esperienza vissuta da Carmela de Marte al festival restituisce l’atmosfera che i “Chille de la balanza” sono riusciti a creare fino ad oggi: “Nei giorni in cui sono stata loro ospite – afferma l’attrice e autrice – ho avuto la fortuna di far parte di questa comunità artistica, di questa famiglia e ne sono immensamente grata, al di là dell’esito del Festival che mi ha premiata. Ho avuto poi anche la fortuna di condividere quest’esperienza con altri artisti miei coetanei, anch’essi dallo spessore umano e artistico di elevato livello, che ringrazio per l’umiltà nel dare e ricevere consigli, sguardi, pareri sui loro lavori.  Mi auguro di rivedere tutti presto e che si parli sempre di più di questa meravigliosa realtà che è Chille de la balanza”.

Una realtà interessante quale si è rivelata anche la giovane compagnia calabro-umbra: “La MalaUmbra Teatro – afferma Miriam Guinea – è nata da una necessità lavorativa che sia io che Carmela percepivamo come fondamentale: durante gli anni universitari, i tanti laboratori teatrali, si concludevano sempre con l’amaro in bocca, di quello che è stato, ma avremmo voluto continuasse come lavoro. È stato lì che abbiamo pensato di fondare una nostra compagnia, dando vita alla MalaUmbra Teatro.

La vittoria al Festival Storie Interdette di Firenze è stata un voler dire “abbiamo fatto bene a insistere”. Capita, forse anche troppo spesso, di essere travolti dall’incertezza che questo mestiere comporta: bisogna mettere in conto i “no” di quando si viene scartati a provini, festival, rassegne; la fatica di un lavoro di scrittura che non sempre può trovare una sua vita sul palcoscenico.

Questa volta la tenacia e il talento di Carmela – supportati da un buon lavoro di squadra – hanno mostrato a tutti noi che, spesso, c’è solo bisogno di bussare un po’ più forte alle porte delle opportunità, perché queste si possano aprire”.

 

 

Rispondi

*