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Al Cilea, il 6 marzo, in scena “I Miserabili” con Franco Branciaroli

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image001-17Dopo il grande successo di pubblico e di critica del musical Aggiungi un posto a tavola e i due sold out registrati per  Il Conte Tacchia, interpretato da Enrico Montesano, che andrà in scena oggi e domani (2 e 3 marzo), presso il Teatro Cilea, nell’ambito della stagione de “Le maschere e i volti”, la Polis Cultura si prepara ad ospitare, il prossimo 6 marzo, uno dei grandi capolavori del vasto repertorio letterario: I Miserabili.

Franco Branciaroli sarà l’attore principale nei panni di Jean Valjean, che darà voce all’opera di Victor Hugo, guidato dalla regia di Franco Però, su adattamento di Luca Doninelli. Con lui: Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea  Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo.

Portare I miserabili su un palcoscenico è un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a  «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’Odissea, la Divina Commedia, il Don Chisciotte o Guerra e Pace».

L’idea nasce da Franco Però: «Un’importante induzione verso questa scelta – spiega – viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra chi è inserito nella società e chi invece ne è ai margini. C’è un’altra considerazione: il pubblico, a teatro, sembra sempre più attratto da operazioni legate alla narrativa. La narrativa sulla scena è un medium che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universale… Naturale dunque guardare ai grandi romanzi. Poi subentrano le passioni, le vicinanze culturali che ognuno possiede, da qui I miserabili, che – concordo con il recente parere di un critico francese – è forse il romanzo più famoso che esista in occidente, ma che pochissimi hanno letto per intero, tanto è imponente».

È però anche un’opera capace come rare di parlare al nostro tempo: « Un giorno, durante le prove, mi suonava strana la battuta di uno dei giovani rivoluzionari e ho riguardato il romanzo, certo che ci fosse stato qualche aggiustamento drammaturgico: sembrava scritta nel ’68. Invece Luca Doninelli aveva preso esattamente la frase di Hugo, che continua a stupirci e  impressionarci per queste sue assonanze con l’attualità, per la capacità di affrontare temi  diversissimi, di mettere assieme momenti alti e momenti bassi ».

«Ogni personaggio – osserva il regista Franco Però – è quasi protagonista di un proprio romanzo all’interno de I miserabili, ogni attore ha un ruolo fondamentale … come Jean Valjean. Un personaggio “monstre” che aveva bisogno di un attore altrettanto “monstre”: Franco Branciaroli. Diverse ragioni mi hanno indirizzato a lui… Ho messo in rapporto la sua bravura, la sua generosità e la sua capacità di essere “fuori dalle regole”, fuori dagli schemi… com’è Jean Valjean che è tutto: un santo e anche un vero galeotto».

Un lavoro che l’attore definisce un percorso avventuroso quello sul romanzo di Hugo e sul “suo” Jean Valjean: «Uno strano santo – dice Franco Branciaroli del suo personaggio – una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che forse deve ancora venire».

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